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martedì 22 febbraio 2022

Tuffo nelle identità di genere

Ed eccomi qui, il vostro amichevole redattore di quartiere più scomodo di sempre è tornato! Dopo un trimestre di assenza sono nuovamente qui a scrivere articoli, nella speranza che questi possano allargare un po' le vedute di alcune persone (non mi sto sicuramente riferendo alla questione del nuovo bagno a scuola) e chiarire interrogativi spesso considerati tabù.

Ma ciancio alle bande, iniziamo! Oggi si parla di identità di genere, tanto per istruire coloro secondo i quali il mondo si differenzia solamente in base all'orientamento sessuale. Ebbene sì, oggi ci addentreremo in questo buco nero toccando, tanto per iniziare, le principali identità (le altre saranno trattate nei prossimi numeri).

Per prima cosa, è bene sapere che le persone che si identificano nel genere e sesso assegnato loro alla nascita sono indicate come "cisgender"; se invece c osì non è, si rientra sotto il termine ombrello "transgender".

Spesso il termine "transgender" viene usato come insulto o come sinonimo di travestito, ma in realtà sta solamente ad indicare, comunemente, persone che vogliono compiere la transizione in modo da appartenere finalmente al sesso giusto, ovvero le così dette donne MtF, ovvero male to female, e gli uomini FtM, female to male (se siete interessati a questo argomento, tra gli articoli già pubblicati potete trovarne uno dedicato solo a questo tema).

Sempre sotto questo termine ombrello ci sono anche coloro che non si riconoscono in nessuno dei due generi socialmente considerati: sto parlando dei cosiddetti “non-binary”, letteralmente non binario perchè non conforme ad alcuno dei soliti generi.

Pur trovandosi sotto transgender, anche l’identità non binaria è a sua volta un ombrello, dato che ci si può identificare anche non sempre nello stesso genere, ovvero questo può essere fluido; da qui l’etichetta “genderfluid”. In questo caso la persona può sentirsi femmina, maschio, nulla o entrambi…dipende da ciascuno e può variare in base a molte cose.

L’essenziale è ricordare di rispettare i pronomi scelti da ciascuno, essere consci che si è validi e far sentire in questo modo anche coloro che ci stanno attorno, evitando di usare questi termini come presa in giro o addirittura insulto. Gli spettri dell’identità di genere non sono molto noti e accettati dalla società ancora oggi; vengono spesso paragonati a disturbi mentali, qualcosa di sbagliato. In questo modo però non si fa altro che insultare sia la comunità LGBTQ+ che coloro che soffrono di malesseri utilizzati in questi paragoni. Lo stesso vale per altre identità come demi boy, demi girl, agender e tante altre.

L’importante è capire chi siamo, se vogliamo darci un’etichetta, rispettare noi stessi e gli altri, a prescindere dalle differenze che ci separano.


Massucco Marta


lunedì 13 dicembre 2021

Ddl Zan: un'occasione mancata

Il ddl Zan era una legge attesa con ansia da molti, ma è ormai caduta in un buco nero. Come è potuto accadere?

Beh prima di tutto guardiamo più nello specifico di cosa tratta esattamente: essa è un’estensione di leggi già esistenti a cui si aggiungerebbero delle aggravanti per reati di omotransfobia, genere, disabilità e sesso. In più si creerebbe un organo dell’Istat al fine di monitorare le aggressioni omotransfobiche poiché finora esse sono state messe in rilievo solamente dalle associazioni che però non riescono a contarle effettivamente tutte, infine si istituirebbe una giornata contro l’omotransfobia, già esistente in gran parte del mondo.

Quindi essa non è una legge liberticida, ma serve semplicemente a riconoscere un problema presente nel nostro paese, anche perché fosse stata priva dei requisiti fondamentali di costituzionalità il Presidente della Repubblica Mattarella non l’avrebbe firmata e sarebbe stata bloccata dalla corte costituzionale. Infatti ciò non avviene e il 4 novembre 2020 il Ddl Zan viene approvato alla camera dei deputati con 295 voti a favore e 193 contro, successivamente arriva in Senato dopo una già prima mediazione con il centro destra. Mediazione che effettivamente c’è stata anche se la destra continuava a negare il fatto. Tutto sembra andare per il verso giusto (anche se con qualche dubbio da parte di qualcuno) ma alla fine il 27 ottobre 2021, vedendo la maggioranza in bilico, il centro destra si avvale dell’articolo 96 del regolamento del senato che dice che il senato può votare per non discutere la legge, così viene fatto e il Senato approva la manovra. Il Ddl Zan è affossato.


I latini avevano un detto: alea iacta est, il dado è tratto. Impossibile credere che coloro che hanno affossato il Decreto Zan abbiano potuto pensare ad una frase tanto filosofica e profonda, ma credo che anche a loro sia venuto in mente un concetto simile, qualcosa che risuona pericolosamente come uno schiaffo dato ad una mano tesa, uno scarpone che calpesta i diritti di coloro che ogni giorno devono nascondersi e temere le opinioni e gli atti altrui. Eppure, non è andata così. Eppure, esistendo il marcio deve essere possibile anche trovare qualcosa di buono in questo mondo. E così è stato. 

Il 27 ottobre è stato affossato il Ddl Zan, disegno di legge venduto come inutile emendamento contro gli atti di omotransfobia, ma che era in realtà volto a proteggere da comportamenti omofobi, razzisti, misogini e discriminazioni di disabili. Questa nota di sensibilità, però, sembra non aver raggiunto le menti di tutti coloro che dovrebbero essere i nostri rappresentanti. 

La risposta dell'Italia è arrivata il giorno stesso e in quelli subito dopo. Milano, Roma, Alessandria, Catania, Parma (in due date differenti), Cala Gonone, Brindisi, Salerno, Viterbo, Modica, Teramo, Caltanissetta, Verbania, Chieti, Arezzo, Cuneo e ancora Bruxelles, varie città della Francia e altre spagnole. 

Ovunque vi è ancora oggi gente che protesta, ripetendo lo slogan "Vergogna, non affronterete le nostre voci!".

Non solo il popolo ha fatto sentire le proprie voci nelle piazze contro l’affossamento del decreto di legge, bensì anche numerose celebrità hanno espresso il loro disappunto al riguardo. 

Per esempio vi è stato l’intervento della cantante Gaia, ospite a Verissimo che ha espresso la sua idea riguardo l’accaduto con le lacrime agli occhi. Secondo la cantante essa è una legge volta a proteggere gli invisibili, chi non viene ascoltato, considerato e addirittura maltrattato e con l’affossamento “ricevono un altro schiaffo morale di non considerazione e di poca empatia”. Gaia ribadisce inoltre che questo decreto di legge dovrebbe proteggere le persone e comprende diritti umani che dovrebbero essere nostri già fin dalla nascita; ognuno deve essere libero e poter essere la versione migliore di se stesso. Per questo questa legge è così importante. Ma nonostante l’accaduto afferma che non si deve mai perdere la speranza, che non bisogna demordere e conclude il discorso con questa frase ”Tutto ciò che è bene e amore trionfa sempre”.

Inoltre un altro discorso significativo è stato quello fatto dalla cantante Emma Marrone nella prima puntata del famoso talent show X-Factor: "Le immagini dal Senato, i cori da stadio, oltre che imbarazzanti, hanno scritto una tristissima pagina per questo Paese. Credo di poter parlare a nome di un programma e una produzione che da sempre si battono contro ogni discriminazione". Tristi e toccanti sono le parole della cantante che ci mette davanti agli occhi la triste verità del nostro paese, un paese sempre più retrogrado che invece di fare un passo avanti, sta tornando molto indietro.

Infatti questi mille passi indietro abbiamo avuto modo di vederli nella precedente discussione del Ddl Zan fatta in Senato nel mese di Luglio del 2021, interventi devo dire molto fantasiosi non basati da fatti concreti, bensì sulle loro convinzioni infondate. Tra le più divertenti abbiamo la frase di un senatore della Lega il quale constata che il genere neutro serve per vendere più facilmente gli smalti agli uomini, per poi passare a “Chi l’ha detto che le persone non etero subiscano più violenze? Dove sta scritto?”, frase molto contraddittoria visto che a parlare sono i numerosi casi di cronaca che arrivano ogni giorno da tutta Italia.

In seguito abbiamo un'altra citazione alquanto assurda da un componente di Forza Italia che sostiene che la prosecuzione di questo disegno di legge abbia gli stessi sintomi della caduta dell’Impero romano; infine per concludere in bellezza abbiamo la frase di un altro senatore leghista che ricordando la reazione di un giocatore azzurro dopo la vittoria della nazionale italiana europea e collegandosi alle famiglie arcobaleno afferma “Ha telefonato la mamma, non il genitore 1 o il genitore 2”

Ma cosa possiamo fare noi in questa situazione? Come dice la cantante Lady Gaga, "Voi della comunità LGBTQ+, siete i più coraggiosi, siete i più gentili, siete un'ispirazione", proprio per questo non bisogna demordere o perdere la speranza, bensì bisogna continuare a lottare per questa forte ingiustizia che le persone rainbow devono subire ogni giorno sulla propria pelle.


Elisa Chiapale


mercoledì 8 dicembre 2021

Un teatro di confronto

Giovedì 28 ottobre le classi prime di tutto l’istituto hanno assistito ad uno spettacolo teatrale al Teatro Toselli. “Io al posto tuo” di e con Luca Vullo, che affronta le tematiche dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (comunemente detti DSA).

Abbiamo deciso di porre qualche domanda a una ragazza che frequenta la classe prima che ha partecipato a questa attività e che fa parte della redazione del nostro giornalino scolastico.

Ciao Giulia, siccome hai partecipato alla visione di questo spettacolo sapresti dirci a grandi linee come si è sviluppato?

Lo spettacolo parla della vita dell’attore che lo conduce e si sviluppa in una fascia che va dalla sua nascita fino a quando trova un lavoro, parlando in particolare delle difficoltà che dovette affrontare essendo DSA.

Secondo te un DSA come ha recepito lo spettacolo?

Secondo me un ragazzo con Disturbi Specifici dell’Apprendimento ha recepito questo spettacolo come una concreta fonte di speranza verso il futuro.

Cosa ti è rimasto della visione dello spettacolo?

Mi è rimasta la consapevolezza del fatto che ovviamente siamo tutti uguali e che dobbiamo avere le stesse opportunità; tutti possiamo avere speranze per il nostro futuro senza paura delle incomprensioni e dei pregiudizi.

C’è stato qualche momento particolarmente emozionante?

Per me il momento più emozionante è stato il finale dello spettacolo quando l’attore ha fatto parlare al microfono le varie persone affette da DSA che si erano ritrovate in ciò che lui aveva detto. E’ stato davvero commovente sentire le vere storie vissute dai compagni.

Hai trovato utile la visione di questo spettacolo?

Si, l’ho trovata utile perché ha colmato quel vuoto di ignoranza che faceva credere ad alcuni che le persone affette da DSA fossero diverse dagli altri.

Cosa ti aspettavi da questo spettacolo prima di vederlo?

Sinceramente non mi aspettavo uno spettacolo così interessante e, sotto certi aspetti, anche comico. Mi sarei immaginata un normale spettacolo teatrale (con cui, se devo dire la verità, non sono mai andata molto d’accordo dato che la maggior parte li trovo noiosi) ed invece sono stata felice nello scoprire che era tutto il contrario. Non è un’esperienza che si fa e che si dimentica, questa ti rimane davvero impressa.


Per concludere, quindi, possiamo dire che sia stata un’iniziativa positiva e adatta alla comprensione di quel “mondo” di ragazze e ragazzi incompresi che passano la vita a lottare con una difficoltà grave anche se assolutamente invisibili.



Camilla Somale, Giulia Delpin


giovedì 10 giugno 2021

La lunga corsa delle donne al voto

 

76 anni. Sono passati 76 anni dal 1 febbraio 1945 giorno in cui fu riconosciuto il diritto di voto alle donne in Italia, anche se già nel 1877 Anna Maria Mozzoni aveva presentato una mozione per estendere il diritto di voto anche alle donne. Cosa che poi ripeterà nel 1906 portando di nuovo questa proposta in Parlamento firmata anche da 20 donne di spicco come ad esempio Maria Montessori. Poi nel 1919 si accese un barlume di speranza e venne approvata dalla Camera la proposta del suffragio femminile, legislatura che però si chiuderà prima che la questione passi al Senato. Quindi alla fine bisognerà attendere la fine della guerra per arrivare finalmente al diritto di voto femminile in Italia.

Ok, tranquilli ora smetto di parlare solo dell’Italia e ci spostiamo nel mondo che se no mi sento troppo egoista a parlare solo del nostro paese. La prima nazione del mondo a portare il diritto di voto anche alle donne fu la Nuova Zelanda nel 1893, grazie anche al lavoro di Kate Sheppard, una delle suffragette più famose al mondo, la cui immagine compare ancora oggi sulla banconota da dieci dollari della Nuova Zelanda. Lei fu molto attiva in termini di lotta, infatti pronunciava molti discorsi in pubblico e per far alla fine approvare il disegno di legge per il suffragio femminile, presentò moltissime petizioni, di cui nella più importante riuscì a raccogliere 30.000 firme. Ma Kate Sheppard non portò avanti solo lotte per il suffragio femminile, bensì anche per l’abolizione dei corsetti, incentivò l’attività fisica femminile (in particolare il ciclismo) e promosse l’uso dei contraccettivi, chiese anche una maggiore tutela per i figli e il diritto all’aborto. Poi nel 1896 contribuì a fondare il National Council of Women, di cui in seguito divenne primo presidente. E soprattutto una volta riuscito a ottenere il diritto di voto in Nuova Zelanda si spese per altre battaglie in Inghilterra, dove il suffragio femminile arrivò nel 1928, e negli Stati Uniti, dove il disegno di legge arrivò nel 1920.


In Europa la prima Nazione a portare il suffragio femminile fu la Finlandia nel 1907.

Ma non iniziate a pensare che un paese più moderno significhi diritto di voto universale adottato prima infatti ci saranno nazioni che vi sorprenderanno dato che le vediamo come moderne, all’avanguardia ma che hanno concesso il diritto di voto alle donne molto tardi come ad esempio la Svizzera in cui solo nel 1971 venne concesso il diritto di voto alle donne. L’ultima nazione del mondo ad essere arrivata a questo traguardo è l’Arabia Saudita dove le donne hanno potuto votare per la prima volta nel 2015.

Questo per farvi capire che ciò che noi ormai prendiamo per scontato, fino a pochi anni fa non ci era permesso perché si pensava che alle donne non interessa la politica o che proprio non fossero in grado di farsi un’idea propria. Per tagliare questo traguardo ci sono voluti decenni di lotte, anche violente; quindi non dimentichiamo chi ha lottato per fare in modo che le loro figlie, nipoti e tutte le donne potessero esprimere la loro idea, il loro voto.

«Che fa la penna in mano a una donna se non serve alla sua causa, come a quella di tutti gli oppressi?»

«Voi però della cui intelligenza non posso dubitare vedendovi qui, pensate che le idee sono possenti e fatali, espansive e contagiose – non temete le opposizioni; senza attrito non v’è scintilla, ridete dell’umorismo, non ve ne impressionate; non ne vale la pena – e pensate ad aggiungervi lena, che se noi libiamo la vita in un calice sovente amaro, le nostre figlie e le nostre nipoti, che respireranno in pieno petto l’aura inebriante della divina libertà, benediranno ai generosi conati di chi la preparò per loro.»

Elisa Chiapale


martedì 1 giugno 2021

Un gesto simbolico per la comunità LGBT+

Zona di libertà. Che sarà mai questa parola che ci fa sentire un vero e proprio senso di protezione? Ultimamente, in particolare l’11 marzo del 2021, si è sentita questa parola quando l’Unione Europea ha dichiarato di essere zona di libertà per la comunità LGBT+. Questa è una notizia che rende molto felice la comunità arcobaleno, perché anche se si tratta di una risoluzione per rispondere all’arretramento sui diritti rainbow di alcuni stati membri, e quindi di un gesto pressoché simbolico, ciò nonostante, esso si tratta di un grande

passo per l’Unione; cosa che tutti noi personalmente non ci saremmo mai aspettati.

Questo è un gesto di enorme importanza perché ci fa capire che oltre a prendersi cura dei diritti LGBT+, l’UE è un’unione che non rimane indifferente di fronte a casi espliciti di oppressione della comunità LGBT+ che sfortunatamente, si sono presentati proprio in alcuni stati membri dell’Unione; in particolare abbiamo la Polonia e l’Ungheria.

Per esempio in Polonia, il governo di Andrzej Duda ha un atteggiamento negativo sulla comunità LGBT+: infatti il presidente ha descritto “l’ideologia gender” come minaccia per la sopravvivenza dei valori nazionali; parole molto forti e struggenti che ci toccano particolarmente.

Di conseguenza dal 2019 in più di 100 regioni, contee e comuni polacchi si sono create le cosiddette “LGBT+ Free Zone” cioè zone in cui i governi locali non sostenendo la comunità rainbow, non favoriscono la tolleranza verso essa e bloccano i finanziamenti alle organizzazioni che promuovono la non discriminazione e l'uguaglianza. Inoltre gli attivisti della comunità arcobaleno, provando a difendersi da queste risoluzioni, hanno anche rischiato di essere arrestati per le marce del pride.

Un altro stato membro dell’UE che si è rivelato contrario ai diritti rainbow è l’Ungheria dove negli ultimi anni sono state messe in atto molte aberranti norme anti-LGBT+: come il divieto di tenere lezioni sul genere all’università, il divieto della diffusione, l’introduzione di una legislazione che rispetti i “valori cristiani”, il divieto della promozione della propaganda LGBT+, norma emanata nel novembre 2020, seguita poi da vari emendamenti costituzionali che trascurano l’esistenza di persone transgender, e non binarie e limitano il loro diritto alla vita familiare.

Peraltro, nei due paesi membri presi in esame, è stata inoltre proposta una legge che vieta le adozioni per le coppie omosessuali, e questo ultimo punto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per poi far sì che l’Unione intervenisse in difesa della comunità arcobaleno.

Sentendo questi provvedimenti presi da questi due paesi europei, sembra che si stiano facendo molti passi indietro e che quindi invece di andare avanti, si stia tornando sempre più indietro fino ai tempi retrogradi; ci fa ribrezzo che la gente sia capace di sprigionare così tanto odio per un individuo solo perché è felice e solo perché ha avuto il coraggio di accettarsi nonostante sia diverso dalla massa.

Per fortuna la risoluzione è stata accettata dalla Parlamento europeo con ben 492 voti favorevoli 141 contrari e 46 astensioni. In Italia alcuni partiti come il Pd, Movimento 5 stelle e Italia Viva sono stati favorevoli alla decisione dell’Unione, ma ovviamente la Lega e Fratelli d’italia si sono rivelati contrari; questo lo potevamo immaginare visto il loro punto di vista sulla legge contro l'omotransfobia proposta in Italia, legge che attualmente nonostante i continui casi d’odio omotransfobico, si trova ancora in stallo nella camera del senato: infatti la proposta di legge viene vista come una violazione alla libertà di opinione dai due partiti.

Anche per il caso in Italia, l’UE si impegna a proteggere la comunità rainbow perché secondo i deputati europei le persone LGBT+ ovunque si trovino nell'UE devono sentirsi liberi di vivere e mostrare il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere senza temere di essere discriminati, e inoltre essi devono essere protetti dalle autorità che dovrebbero promuovere l’uguaglianza e i diritti fondamentali di tutti, comprese le persone rainbow.

Infine la vice primo ministro del Belgio Petra De Sutter, ovvero primo membro transgender di un governo in Europa, in occasione della risoluzione simbolica dell’UE esclama: “Oggi scriviamo nero su bianco che non c’è posto per l’odio in Europa e ognuno può amare chi vuole”.

Quindi anche questo fenomeno di cronaca quotidiana della comunità rainbow, ci fa capire che da questo piccolo gesto simbolico, può iniziare una vera e propria era di cambiamento anche per l’Unione Europea.




Chiara Moscatiello


martedì 27 aprile 2021

L'arrivo dei "super straight"

Avete mai sentito parlare delle persone “super-straight”, ovvero delle persone “super etero”?


Ecco in questi giorni un ragazzo americano ha lanciato l'hashtag #superstraight ed attraverso un tik tok ha affermato di essere un eterosessuale che esce solo con donne biologiche, escludendo le donne transessuali. Inoltre ha ribadito che questa sua dichiarazione non è di natura transfobica, bensì è solo l’espressione del suo orientamento sessuale.


In seguito all’azione di questo ragazzo, molte altre persone si sono dichiarate come super etero usando l’omonimo hashtag e si è poi venuto a formare un vero e proprio movimento di persone “straight” che comprende super eterosessuali ma anche super lesbiche, super omosessuali e super bisessuali; e infine hanno creato anche l’apposita bandiera che tutti gli orientamenti sessuali hanno.

Questa notizia nel mondo transessuale ha creato molto scalpore: infatti numerosi utenti hanno insultato il ragazzo nei commenti accusandolo di essere transfobico e lo hanno addirittura minacciato di morte, in seguito l’applicazione di Tik Tok ha eliminato tutti i video di coloro che hanno usato quella hashtag.


Di conseguenza questi insulti hanno poi aumentato il conflitto tra le due correnti di pensiero e quindi se non si fosse data troppa attenzione alla dichiarazione stupida ed inutile del ragazzo, non si sarebbe arrivati alle minacce di morte. La prima domanda che vi pongo, ma che soprattutto mi pongo io in prima persona è: perché l’uomo ha questo bisogno irrefrenabile di dover etichettare delle minuscole ed insignificanti differenze sugli orientamenti sessuali? Perché bisogna creare altre differenza per i vari orientamenti sessuali?


Questa è una delle tante cose che non riesco ancora a comprendere: l’uomo non ha bisogno di giustificare sempre la propria identità di genere ed il proprio orientamento sessuale creando etichette e nomignoli, mentre ognuno dovrebbe sentirsi libero di amare chi vuole e di essere chi vuole senza dover dare per forza delle spiegazioni alla società. Trovo aberrante il fatto di discriminare le persone trans che anche dopo le varie operazioni fatte per completare la propria transizione, non vengono ancora definite come vere e proprie donne o uomini, anzi vengono insultate ed isolate dalla società. Un altro fatto sconcertante che ci fa capire che l’ignoranza umana non ha limiti, è che il ragazzo in questione ha definito “super” questo “nuovo” orientamento, però questo “super-straight” non è migliore dagli altri eterosessuali: i vari orientamenti sessuali vanno messi tutti sullo stesso piano, non esiste che un orientamento sia migliore di un altro.


L’obiettivo della comunità LGBT+ non è quello di insegnare che un orientamento sessuale è migliore di tutti gli altri, al contrario ci insegna che il mondo è bello perché è vario e che siamo tutti sullo stesso piano.  Inoltre queste persone appartenenti al movimento dei super etero sono convinte del fatto che debbano far parte della comunità LGBT+, una comunità composta da minoranze per lo più discriminate che non avendo i diritti che ogni uomo sulla faccia della terra dovrebbe assolutamente avere, devono combattere ogni giorno per guadagnarseli.


E qui ci colleghiamo all’articolo che ho fatto sulla legge contro l’omotransfobia (che se non avete ancora letto vi consiglio vivamente di andare a consultare): perché gli eterosessuali dovrebbero chiedere i diritti che hanno già? 

Infine voglio ricordare che ognuno di noi può amare chi vuole senza il bisogno di doversi etichettare per forza, l’importante è che si sia felici con la persona che si ha accanto.


Chiara Moscatiello





mercoledì 31 marzo 2021

Transessualità- il mondo degli alieni

Errore, progenie del diavolo, scherzo della natura, sbagliato. Questo è ciò che si dovrebbe dire vedendo una pizza con ananas. Eppure, dato che la vita è piena di sorprese e gradini scivolosi, tali appellativi vengono anche assegnati alle persone transessuali. 

Queste sono coloro che non coincidono con il loro sesso biologico, identificandosi in quello opposto. Spesso vengono ritenute dalla parte del torto, per non dire quanti di questi alieni sono sottoposti a terapie e sedute psichiatriche che hanno come unico scopo far loro accettare un corpo in cui non si trovano a loro agio, che odiano e sentono sbagliato. Mi sono chiesta se qualcuno di questi casi avesse avuto un risvolto positivo, ma il tasso di suicidi di persone trans, ancora oggi in aumento, mi ha suggerito l’esatto contrario. 

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, proviamo a fingerci scienziati e dottori per qualche minuto. Il termine “transessualità” è stato usato per la prima volta nel 1949, quando il Dottor David Couldwell ne parlò come unica patologia psichiatrica che non poteva essere curata da medicine o farmaci. La soluzione era quindi diagnosticare un disturbo di identità di genere somministrando poi ormoni del sesso opposto a quello anagrafico, seguiti da operazioni chirurgiche per aiutare i pazienti nella transizione. 


Chiaramente ad oggi sappiamo che essere transessuali non significa avere un disturbo mentale (anche se solamente nel 2018 il disturbo di identità di genere è stato cancellato dall’elenco delle malattie che possono causare la morte, ICD), ma molti ancora sottovalutano il malessere emotivo, fisico e mentale che si prova rendendosi conto di trovarsi nel corpo sbagliato. Questo sentimento, ovvero il disturbo di identità di genere, anche detto distonia o disforia, è appunto dovuto all’avere una mente che non combacia con il proprio sesso, causando quindi disagio alla persona.

E’ molto comune pensare che cose come capire il proprio genere o orientamento sessuale non si possano apprendere con certezza fino ad una certa età. Ma chi l’ha detto? Si è infatti studiato che molti alieni prendono coscienza della propria transessualità in età molto giovane, stiamo parlando di bambini o adolescenti. 

Spesso le persone MtF (male to female) e FtM (female to male) non vengono considerate come vere donne o veri uomini, in quanto non sono nate tali.


 Inoltre, negli ultimi anni il livello della prostituzione di coloro che ho appena nominato è notevolmente aumentato, dato che, venendo discriminati, odiati e spesso diseredati da famiglie che non li accettano, non hanno altro modo per pagare i costi altissimi delle terapie di transizione. Fortunatamente, al giorno d’oggi, molti Paesi stanno abbassando e a volte anche rimuovendo del tutto questi costi. E’ importante sapere che, prima di poter intraprendere una somministrazione di ormoni e eseguire operazioni chirurgiche, è necessario completare un ciclo di sedute con uno psicologo, il quale deciderà se la persona è pronta o meno. 


Se volete essere educati e gentili quando state parlando con uno di questi alieni, per cortesia, evitate queste frasi:

  • Qual è il tuo vero nome? Può sembrare una scemenza, ma quando una persona transessuale cambia genere si sceglie un nuovo nome; pertanto usare il così detto “dead name” potrebbe ferirlo molto gravemente.
  • Hai fatto l’operazione? Come ho già detto in passato, it’s not your business e in seconda battuta, se la persona vorrà, te lo dirà lei senza che tu chieda.
  • Quindi non puoi essere eterosessuale? I transessuali cambiano sesso per diventare chi sono realmente, ma questo non c’entra con l’orientamento sessuale.
  • E’ solo esibizionismo. Questa frase mi piace veramente tanto, perchè chiaramente una persona vuole sottoporsi a sedute con psicologo, terapie ormonali, chirurgie, discriminazioni e qualsiasi cosa venga fuori dal cilindro. Direi che non fa una piega. 


Dato che è giunto il momento di liberarvi della mia petulante presenza, vorrei lasciarvi con una frase di Morgan Freeman sull’omofobia, la quale si può però estendere anche alla transfobia.

“I hate the word homophobia. It’s not a phobia. You are not scared. You are an asshole”.

In questo caso, mi avvalgo della facoltà di non tradurre, soprattutto l’ultimo complimento.


Marta Massucco

martedì 9 febbraio 2021

Il mondo degli alieni: bisessualità

Bandiera rosa, viola e blu, abbigliamento strambo e occhi dolci ad entrambi i sessi. Questo è solitamente ciò che pensiamo come lo starter-pack di una persona bisex. Mi spiace sfatarvi un mito, ma questa è bugia più grossa del “lo faccio domani”. Eh già, sorprendente ma vero, anche i bisessuali sono persone come tutti voi, l’unica cosa che li distingue veramente è che possono provare attrazione per due generi differenti (femmina\maschio; non-binary\femmina, etc.).
Prima di andare avanti però vorrei vi interesaste a qualche curiosità su questa tipologia di alieni. Pochi sapranno infatti che durante tutta la storia dell’umanità, la bisessualità è sempre esistita. A partire dall’Antica Grecia, nella quale era molto comune che un uomo provasse attrazione sia per donne che per uomini, a patto che questi fossero più giovani di lui, fino ad arrivare ai Nativi Americani, dove questo tipo di legame era raramente discriminato dalla società. Anche presso i Celti era normale trovare coppie formate da individui dello stesso sesso, i quali però potevano poi intraprendere nuove relazioni eterosessuali. Nonostante la maggior parte delle fonti riportino soprattutto episodi di bisessualità maschile, è verosimile pensare che quella femminile fosse molto più praticata. Il perchè della mancanza di informazioni è presto intendbile: le culture erano maschiliste e non davano peso alla donna, ma di questo parleremo un'altra volta.
Anche se spesso non se ne parla, le persone bisex spesso vengono discriminate, sia dagli omofobi che da altri appartenenti alla comunità LGBTQ+. Cosa pensereste se vedeste una persona di colore prendersi gioco di una di etnia indiana per via della pelle scura? Non so voi, ma io mi farei qualche domanda sulla salute mentale del primo individuo. Ecco, ora applicate lo stesso pensiero alla seguente situazione. Non credo ne siate consi, ma spesso e volentieri i bisessuali vengono etichettati come coloro che hanno paura di ammettere di essere omosessuali. Questo ragionamento può aver senso, se si pensa che molti non accettano sè stessi. Però io vi chiedo, allora perchè dichiararsi bisessuali? Per cortesia, non rispondetemi che è più semplice, perchè non lo è. Non lo è per niente. Fortunatamente, sia tra eterosessuali che tra i così detti alieni, non tutti sono così. Anche perchè in quel caso sarei la prima a voler prendere un razzo per Marte e diventare propriamene un'extra-terreste.
Come ho già detto nel precedente articolo (TUU! Vai subito a leggerlo o ti verranno i geloni alle mani), essere gentili non ha prezzo, ma vedere la serenità negli altri nel momento in cui parlano con noi è super ripagante. Quindi, se conosci una persona bisessuale e vuoi essere educato, cerca di evitare queste frasi:
 • Mai e ripeto mai, proporre attività di gruppo (e tu mente perversa sai di cosa sto parlando);
• Evita di pronunciare frasi come "Hai più possibilità di tradire". Se una persona non usa la testa per ragionare tradirà sempre, indifferentemente da chi lo attrae;
• Non chiedere alla persona se è solo una fase o se è confuso, altrimenti giuro che si apriranno le porte del Tartaro sotto i tuoi piedi;
• Non dire che lo fa per moda, non è un taglio di capelli.
Io concludo qui, spero di esservi stata d'aiuto e se, in caso contrario, vi avessi annoiati, ringraziatemi: avrete ottenuto il primato per non esservi addormentati leggendo questo articolo. Ovviamente scherzo, a presto!
(O forse no ;))

Marta Massucco


Telegram: L'incubo che continua a crescere

         

Oramai si parla sempre più spesso dei gruppi che si sono venuti a creare su telegram e della scia di schifezze che si sono portati appresso. Ebbene, anche se penso che ormai ne avrete talmente tanto sentito parlare che ne avrete le scatole piene, secondo uno studio di Amnesty International in Italia una donna su cinque ha subito molestie e minacce online quindi penso proprio che non se parli mai abbastanza.
Non scherzo quando dico che il numero dei gruppi di telegram da maggio a novembre 2020 sia triplicato; infatti, secondo uno studio di “Permesso Negato” un’associazione che si occupa di dare sostegno alle vittime di violenza online, i gruppi telegram sono passati dall’essere 29 a maggio all’essere 89 a novembre. In questi gruppi ci si scambia foto di diverso genere: dalle foto intime delle ex fidanzate, con ovviamente il corredo di nome cognome profili social e molte altre informazioni personali, alle foto di ragazze trovate a random sui social, spesso e volentieri in costume, ma anche foto intime di bambine e bambini spesso figli di coloro che condividono questo materiale. Tutte queste foto vengono trattate come fossero una merce di scambio, cose che servono solo allo scopo di provare piacere e non come materiali che potrebbero potenzialmente rovinare la vita di qualcuno. Oltre a queste foto possiamo trovare anche frasi che fanno rabbrividire come ad esempio “Posso dire che sono pro al femminicidio?” oppure “ Questa situazione è solo colpa nostra e dei nostri nonni che ogni anno hanno dato più libertà alle donne quando invece è risaputo che sono solo delle custodie per il c...” , ma potrei farvi moltissimi esempi di frasi anche molto più forti di queste. Dietro queste frasi si celano persone come noi che magari abbiamo anche incontrato, lì dentro ci sono anche persone con dei figli o magari con delle sorelle o delle cugine. E ancora c’è chi sui social dà la colpa alle ragazze perchè “non ve la siete andata a cercare, ma se non aveste messo la vostra foto in costume non sarebbe successo” oppure altre ragazze che dicono “E’ un maschio è normale che faccia queste cose”.
Basta, basta accusare le ragazze, colpevolizzarle per azioni che non erano sotto il loro controllo e d’ora in poi invece di insegnare alle femmine a non vestirsi provocanti per non attirare l’attenzione o per non “andarsela a cercare”, insegnamo ai ragazzi che un vestito un po’ più corto o una maglia più scollata non significa che le ragazze diano il loro consenso, e non è una foto che si posta sui social a permettergli di poterla condividere su dei gruppi per farci poi chissà cosa. Dimostriamo di esserci evoluti e non di star tornando indietro, perchè questo vorrebbe dire anni di lotta per i diritti buttati all’aria.

Elisa Chiapale

lunedì 8 febbraio 2021

Apparenze

Immaginiamo di essere in una piazza stracolma di persone. Questa piazza la dobbiamo attraversare e appena iniziamo il nostro tragitto incrociamo lo sguardo di un ragazzo piuttosto giovane, capelli biondi alle spalle. Occhi castani vispi e aria da chi vuole sfidare chiunque gli passi davanti, tipico mezzo sorriso di chi ha voglia di ridere in faccia al mondo. Jeans larghi e camicetta di flanella, sembra aver appena abbandonato una festa old school. Facciamo pochi passi in più e un gomito ci urta un braccio, giriamo appena in tempo la testa per vedere una donna sulla trentina, tutta di fretta che sgomita borbottando per passare. Indossa un tailleur color topo, tacchi dello stesso grigio che ad ogni passo di sicuro producono un rumore che troveremmo piuttosto urtante, se il vociare non lo coprisse. I capelli sono semi raccolti in una pettinatura che certamente alla mattina era impeccabile, di cui però ora non rimane che il ricordo. Si trascina dietro un bambino sui tre anni che sembrerebbe preferire un appuntamento dal dentista che essere qui adesso. Una frangia castana troppo lunga gli cade sugli occhi, spettinata, e varie chiazze d’erba sui pantaloncini suggeriscono che il pomeriggio alla scuola dell’infanzia è stato decisamente soddisfacente, nonostante adesso abbiano la meglio le lamentele per il peso dello zainetto che porta sulle spalle. Continuiamo la nostra traversata, fino a che quasi non inciampiamo su una ragazza che inseritasi ora nella folla si ferma di punto in bianco, smarrita. Ha qualche libro sotto al braccio, che ora sposta e stringe al petto ed uno zaino sulle spalle. Jeans e felpa molto casual, i capelli lasciati sciolti e un po’ arruffati indicano che probabilmente del suo aspetto fisico non si cura un gran che. Ci guarda un secondo intimorita, mormorando uno “scusa” praticamente inudibile. La raggiunge di corsa un’altra ragazza, piú alta di lei, capelli corti, castani con qualche striscia di blu sul davanti, in tinta con gli occhi. Pantaloni militari e giacchetta di jeans. Le dà una pacca sulla spalla, avvolgendola poi in un un mezzo abbraccio e dimenticando il braccio attorno a lei. Intraprende subito una conversazione, tono forte e sorriso stampato in faccia, trasuda decisione e sicurezza da tutti i pori. Riprendono a camminare davanti a noi e cosí riprende la nostra traversata, finalmente usciamo da quel caos.

Quanti dettagli di ognuno ci sono serviti per immaginarci la loro personalità? Un singolo sguardo un po’ accurato ad una persona spesso ci basta per farci una minima idea di come potrebbe essere a livello caratteriale, ma quante volte è effettivamente azzeccata questa idea? Le prime impressioni possono essere rivelatorie come fuorvianti, pensiamoci: in questa piazza un singolo sguardo ci è bastato per immaginarci il carattere degli sconosciuti in cui ci siamo imbattuti, i loro impieghi, cosa facevano fino a qualche minuto prima, le loro passioni, la loro vita sociale, la loro sessualità e tanto altro ancora. Ma quanto dell’immagine che ci siamo fatti di loro è effettivamente vero? Siamo davvero sicuri che il ragazzo che abbiamo incontrato sia veramente insolente come sembra? La donna che si trascina dietro il bambino è davvero sua madre o è una parente? Magari è un’amica di famiglia che non apprezza particolarmente i bambini. La ragazza bassa e piena di libri è davvero incurante del suo aspetto in generale o è solo una giornata “no” la sua, e l’altra ci sta davvero provando con lei? È inevitabile trasmettere dettagli di sé tramite cosa si indossa o il linguaggio del corpo, ogni singola particella di noi canta un nostro tratto, ma spesso questi particolari fanno trarre conclusioni affrettate che si rivelano sbagliate. Capita molto spesso di sentirsi dire “non sembri essere cosí”, di conoscere qualcuno aspettandosi un determinato comportamento e poi scoprire di avere davanti tutt’altra persona. I nostri gusti non definiscono totalmente chi siamo, non fino in fondo almeno: “non sembri il tipo che ascolta questa musica”, “non sembri il tipo da queste letture”, “non sembri il tipo che indosserebbe questi vestiti”, non sembri, non sembri, non sembri,... Siamo direi troppo legati all’immagine e al primo impatto e troppo poco interessati alla vera personalità di ognuno ed il fatto che spesso uno non scelga ciò che gli piace veramente ma ciò che gli altri si aspetterebbero da lui è terribilmente limitante. Se imparassimo a rompere gli schemi, rendendo il nostro “esterno” come piace a noi, senza preoccuparci che rispecchi la nostra personalità o solo il nostro gusto estetico, non vivremmo decisamente meglio?

Elisa Giordano


giovedì 4 febbraio 2021

Una legge per la felicità

Si parla spesso di discriminazioni, da quelle razziali, a quelle etniche, religiose, identità di genere e orientamento sessuale; ma in questo articolo vorrei evidenziare in modo particolare questi due ultimi aspetti.

In Italia abbiamo una legge che difende la comunità lgbt+ da queste discriminazioni? Ebbene no, L’italia è uno dei pochi paesi europei a non avere una legge che tuteli questa comunità.

L’Italia, un paese sempre più retrogrado, non ha ancora una legge che protegga le persone che scelgono di essere felici, nonostante siano diverse dalla massa. Ma non demordete cari seguaci della comunità rainbow, per fortuna c’è Alessandro Zan, deputato del partito democratico che, verso la fine del 2019, ha presentato al Parlamento un disegno di legge contro l’omotransfobia, che tuttora sta portando avanti col suo team; speriamo possa vedere la luce una legge della quale si parla da una ventina d’anni.

Perché è stata presentata questa legge? Nell’ultimo periodo in Italia sono aumentate esponenzialmente le denunce per discriminazioni; infatti solo nel 2020 si sono registrati ben 64 episodi di omotransfobia, che corrispondono a circa 5 aggressioni al mese. Un dato sconcertante: ma nonostante questi dati la comunità lgbt+ italiana, nel 2016 è riuscita ad ottenere il diritto dell’unione civile (dove due persone dello stesso sesso possono unirsi civilmente).

Tornando alla legge, essa prevederebbe solo un’estensione di una legge già esistente dal 1993, cioè la legge Mancino, che sanziona e condanna chi ​commette violenza o atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. L’estensione contemplerebbe quindi l’aggiunta dell'orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Però questa legge non ha avuti i consensi da tutte le forze politiche; infatti alcuni leader di questi partiti hanno ridicolizzato e sminuito l’importanza di avere una norma che regoli gli abusi e le aggressioni che ogni anno queste minoranze subiscono...addirittura proponendo di scendere nelle piazze a rivendicare una legge contro l’eterofobia...

Ma perchè fare una legge su un tipo di discriminazione che non esiste? Perché fare una legge sulla difesa di qualcuno che già gode di diritti? Io sono del parere che è giusto esprimere la propria opinione ma senza calpestare la libertà degli altri. E da qui possiamo trarre questa frase: dove finisce la tua libertà, inizia la mia.

Quindi Zan vuole permettere a gay, lesbiche, transessuali e quant’altro, di poter vivere con la consapevolezza che se mai venissero discriminati, verrebbero protetti come tutti gli altri cittadini italiani.

Sorge un’altra domanda: ma perché c’è bisogno di fare una legge per delle persone che amano al di fuori degli schemi tradizionali? Questa è una delle tante domande alle quali non trovo una risposta. Secondo me non ci sarebbe bisogno di una legge di questo tipo se gli uomini non fossero così “ignoranti” da sottolineare ogni volta le diversità dell’altra persona; ciò non vale solo per la comunità rainbow, ma anche per le persone di diversa nazionalità o religione.

Pensiamo ai figli, agli amici o alle famiglie delle persone omosessuali o transessuali, come reagirebbero se la propria persona cara venisse discriminata dalla società? Non è un argomento semplice da affrontare, e per questo c’è bisogno di questa legge; non serve solo alle persone discriminate, ma anche alle persone care che gli stanno attorno.

Per fortuna a novembre la camera ha approvato la legge e quindi mancherebbe solo l’approvazione del Senato, ma questo processo è stato rallentato dalla crisi di governo dell’ultimo periodo. Quindi in questo momento la legge si trova appesa a un filo, ma incrociamo le dita e speriamo che questa legge venga approvata, così da consentire alle persone lgbt+ di vivere una vita tranquilla senza la paura di uscire allo scoperto nei luoghi comuni.



Chiara Moscatiello






“2 Febbraio 1945” - L’eccidio della Candelora

Filippo Ariaudo insieme a Filippo Gerbaudo: produttori del cortometraggio “2 febbraio 1945” sulla Candelora, ecco la loro intervista:

Come vi è venuto in mente di fare un cortometraggio sulla candelora? Come mai vi siete concentrati proprio su questo evento?

Filippo Ariaudo: L'idea ci è venuta un po' di tempo fa, nella fattispecie nel marzo 2019, questo corto fa parte di un progetto Biennale. L'idea è nata dopo avere incontrato e intervistato Luigi Giorgis, l'unico sopravvissuto all'eccidio della Candelora, strage accaduta a San Benigno, dove persero la vita 14 ragazzi innocenti. Questa intervista mi ha permesso di scrivere la sceneggiatura e il copione su cui poi è stato costruito tutto il cortometraggio. Io e Filippo avevamo entrambi la passione per il cinema, lui con un approccio un po' più pratico (lui è un po' più il tecnico del gruppo e si è occupato di tutto il dipartimento tecnico), mentre io ho un approccio più teorico, per questo mi sono occupato più del lato artistico quindi sceneggiatura è la regia.

Filippo Gerbaudo: Filippo è venuto a conoscenza di questo evento, poi abbiamo scelto di creare questo cortometraggio, non tanto per l’evento storico in sè, ma perchè ci ha colpito particolarmente. In primis perchè è successo a qualche chilometro da casa nostra e poi per il fatto che è un evento non molto conosciuto, io stesso non ne sapevo nulla prima che mi fosse raccontato, per cui è anche un modo per raccontare dei pezzi di storia che sono rimasti un po’ in un angolino, cosa che grazie alla portata del cinema si può estendere a molte persone. Abbiamo poi deciso di registrarlo dopo aver conosciuto Luigi Giorgis, il quale personaggio è il protagonista del nostro film. Egli è l’unico sopravvissuto alla strage della Candelora, insieme a Garro, il quale non era stato colpito a morte dalla raffica dell’esecuzione e, quando il generale si era avvicinato per infierirgli il colpo di grazia alla tempia, la pistola era scivolata, colpendolo alla guancia e lasciandolo in vita. Giorgis si era invece salvato poiché era stato scartato perché non era ancora in periodo di leva, ci ha raccontato come ha vissuto questa storia... il film, infatti, si svolge dal suo punto di vista.

Come avete trovato tutti gli attori e le comparse che appaiono nel cortometraggio? Sono vostri amici o avete fatto delle selezioni per capire chi sarebbe stato più adatto?

Filippo Ariaudo: Allora nella nostra troupe c'erano 2 persone incaricate proprio di quello, infatti avevamo un direttore del cast e un cast recruiter che si occupava appunto del reclutamento. Essendo questo un progetto così grosso, le persone coinvolte erano tante: avevamo sui 50 attori e 200 comparse. Per i ruoli principali sono stati fatti dei casting, dove i candidati hanno dovuto recitare parti della sceneggiatura, è stata data la possibilità di portare un monologo, ed in base a quello abbiamo scelto i protagonisti.

Come avete racimolato i soldi per le attrezzature ed il resto? Siete stati aiutati, avete fatto una raccolta?

Filippo Gerbaudo: Non saremmo mai riusciti a portare avanti questo progetto a causa degli alti costi senza tutti gli aiuti che ci sono stati dati, in particolare siamo stati finanziati da un bando scolastico della CRC, rivolto specificatamente alle scuole (essendo questo un progetto scolastico abbiamo avuto la possibilità di accedere al bando che è stato un aiuto non indifferente). Abbiamo avuto un aiuto anche da alcune ditte locali che ci hanno aiutato a modo loro. Questo ci ha permesso di coprire tutte le spese sia per i noleggi delle attrezzature sia per acquistare tutto ciò che è necessario per fare un film.

Avete sempre avuto una grande passione per il cinema? Se vi è venuta dopo cos’è stato a scatenarla?

Filippo Ariaudo: In realtà è una cosa che si è maturata nel tempo, da quando sono piccolo che sono appassionato di cinema e non è il primo cortometraggio che ho fatto, infatti già da tempo, quando andavo in quarta quinta elementare, ne avevo già realizzati alcuni insieme ai miei amici, ma con un'impronta professionale sicuramente diversa. Io e Filippo siamo già alla nostra seconda collaborazione: due anni fa avevamo già realizzato un altro cortometraggio, che ci aveva già fatto acquisire diverse competenze per poter poi realizzare questo. Se non avessimo avuto la precedente esperienza probabilmente ci saremmo orientati difficilmente sulla realizzazione di “2 febbraio 1945”. Sicuramente ora questa passione è molto più forte di quando ho iniziato questo progetto.

Filippo Gerbaudo: Io invece mi sono avvicinato in maniera un po’ diversa: non grazie al cinema, bensì grazie a ciò che ci sta dietro, sono sempre stato appassionato di post-produzione (effetti speciali, montaggio), poi da lì la cosa si è evoluta anche a ciò che sta oltre la post-produzione. Quattro anni fa ho conosciuto Filippo e abbiamo deciso di metterci insieme, unire le forze, per fare un qualcosa di bello insieme, creando un cortometraggio, poi da lì è partito il tutto!

Quanto tempo c’è voluto per le riprese? E per il montaggio?

Filippo Ariaudo: Allora... in tutto la produzione è durata due anni (e in realtà non è ancora nemmeno finita adesso), di cui un annetto di pre-produzione: la fase in cui si scrive il corto e si organizzano le riprese, si selezionano gli attori e la troupe, si organizzano i noleggi, si fa un calendario di produzione e si trovano le location adatte. Abbiamo poi fatto nove giorni di riprese, dal 2 al 9 Agosto e altri due giorni supplementari di quest’estate. Il montaggio è stato uno delle parti più veloci, abbiamo fatto circa tre mesi di post-produzione a cui hanno lavorato due persone: Filippo Gerbaudo e Andrea Orlando, loro due si sono occupati di tutti gli aspetti di quest’arte abbastanza complessa, dove, oltre al montaggio, c’è tutta la parte di effetti speciali e audio.

                                     

                                                                  Una foto dal set!


 Quando uscirà? E dove potremo andarlo a vedere?

Filippo Gerbaudo: Doveva uscire il 2 febbraio, in concomitanza con l'evento storico, ma purtroppo per questioni non dettate da noi si è dovuto rimandare il tutto. “2 Febbraio 1945” uscirà in primavera, non appena i cinema potranno riaprire, vogliamo fare una distribuzione nelle sale sia per rilanciare l'economia del cinema, sia per interessare la gente locale.

 Questo è il trailer del cortometraggio: Watch

Che genere di film è?

Filippo Ariaudo: Il cortometraggio è stato registrato sotto forma di fiction, è un film drammatico, non ha un taglio documentaristico. Quando noi abbiamo dovuto affrontare il cortometraggio eravamo molto dubbi circa la sua ambientazione effettiva nel 1945, perché, volendo utilizzare le location originali, queste non si presentavano più come erano allora e, in più, eravamo abbastanza in difficoltà nel ricreare la situazione storica efficace. Allora abbiamo deciso di fare la scelta narrativa “dell’Espediente Ucronico”, che consiste nel decontestualizzare un episodio dal suo periodo storico di appartenenza e ricontestualizzarlo in una nuova epoca: noi abbiamo deciso di immaginare l’avvento di un movimento neofascista e l’eccidio al giorno d’oggi. Ciò ci ha consentito di ovviare tutti i problemi riguardanti la resa storica efficace e di avvicinare questo evento anche alle nuove generazioni, perché è ambientato in una realtà che noi giovani percepiamo come nostra, che è la nostra contemporaneità.


La cappella di San Benigno, luogo dell’eccidio e delle riprese del cortometraggio

La pandemia vi ha bloccato tanto nella creazione del film?
Filippo Gerbaudo: Noi abbiamo iniziato la pre-produzione nel 2019 e, a inizio 2020, stavamo continuando a lavorare per iniziare le riprese. Nonostante il lockdown noi abbiamo comunque continuato il nostro lavoro a distanza, poi, quando ad Agosto c’è stata la possibilità di girare di nuovo abbiamo colto l’occasione, e rispettando tutte le norme di sicurezza, abbiamo terminato le riprese.

Ringraziamo Filippo Ariaudo e Filippo Gerbaudo per la disponibilità e per aver risposto esaustivamente ad ogni nostra domanda! 

Ghibaudo Camilla e Chiapale Elisa











Fare memoria per non ripetere

La Shoah e i suoi orrori

Oggi, 27 Gennaio, è il giorno della memoria. Giorno in cui si ricordano le vittime dell’Olocausto.

Il 27 gennaio del 1945 fu liberato il campo di concentramento di Aushwitz. Molti internati però verranno liberati nei mesi successivi, poiché costretti a fare una lunga camminata chiamata “camminata della morte” nel tentativo di spostarli in altri luoghi di detenzione.

In occasione di questa ricorrenza, noi della classe 1N del Liceo Economico Sociale, con la nostra insegnante sig.ra Fazzino, abbiamo assistito ad un incontro a distanza organizzato da scrittori in città tenuto da Matteo Corradini, scrittore ed ebraista, che da anni si occupa di raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti alla shoah.

Nel suo ultimo libro “Luci nella shoah” ci rivela l’importanza degli oggetti, personali o frutto di passioni, come scopo per sopravvivere. Abbiamo così potuto sentire storie di personaggi a noi già conosciuti e scoprirne altri.

Anne Frank è forse la figura che tutti noi conosciamo meglio, ma pochi probabilmente sanno che forse non voleva fare la scrittrice, ma sognava un futuro come attrice, ballerina o come pattinatrice sul ghiaccio, viste le riviste che amava leggere durante il periodo in cui è stata costretta a rimanere nascosta “nella casa sul retro”, come la chiamava lei.

Anita Lasker era la nipote di Edward Lasker, noto scacchista, ed era appassionata di violoncello. Cresce consapevole di doversi difendere dai nazisti e, capito che la musica non era la soluzione migliore, si mise a fare la falsaria. Venne catturata e imprigionata nei lager per la sua attività. Ad Aushwitz venne messa con i prigionieri comuni ed ebbe la fortuna di conoscere una signora che, scoperta la sua passione per la musica, la presentò ad Alma Rosé, direttrice d’orchestra nel lager, che le propose di suonare il violoncello nella sua banda. Quest’orchestra veniva costretta a suonare vicino alle camere a gas quando le persone venivano uccise. Quello della musica e delle docce nelle camere a gas era uno stratagemma per non far scatenare il panico tra le persone. Quando il passaggio alle docce toccò ad Alma Rosé, la direttrice chiese all’orchestra di non suonare. Dopo la morte di Alma Rosé l’orchestra venne sciolta, alcune musiciste vennero uccise ed altre, tra cui Anita Lasker, mandate a lavorare e così si salvò. Una volta liberata si trasferì a Londra dove studiò violoncello e fondò la English Chamber Orchestra.

L’ incontro di oggi ci insegna che la storia può essere interpretata anche attraverso gli oggetti e che le passioni, a volte, possono salvarci la vita. La storia di queste due donne ha un epilogo molto diverso. Per me, che amo la musica, la forza di Anita Lasker dimostra che non bisogna mai arrendersi, ma bisogno essere molto forti.

Marzia Marenco

sabato 12 dicembre 2020

Alieni

A volte mi chiedo come sarebbe il nostro mondo se tutti noi fossimo uguali, ma subito capisco che il pianeta diventerebbe ciò che di più triste possa esistere. Penso che sarebbe tutto grigio, senza sfumature. Per fortuna, però, non è così. Per fortuna, ognuno di noi è un colore. Anzi, a dire la verità alcuni di noi sono più colori, tutti assieme. Però andiamo con calma, questi esempi, questi alieni (per riprendere il nome della rubrica) sono numerosi, quindi oggi inizierò a parlare delle persone arcobaleno. Il termine etimologicamente corretto sarebbe omosessuale, ma siccome mi è sempre suonato dispregiativo, a causa dell'accezione negativa data dagli ignoranti, lo userò poco. Per ricapitolare, oggi vorrei parlare di coloro che amano una persona del proprio sesso, ovvero persone arcobaleno. Queste, nonostante non abbiano nulla di diverso dagli altri esseri umani, vengono spesso discriminati, picchiati, isolati e definiti contro natura, assieme a tutti loro che si identificano con una sessualità o con un genere differenti da quelli con cui appaiono. In pratica, vengono odiati perché sono loro stessi. Assurdo, no? Io non credo che le persone arcobaleno siano diversi dagli eterosessuali, semplicemente provano interesse per persone dello stesso sesso. Inoltre, per tutti quelli che dicono che ad oggi ci sono molti più omosessuali perché va di moda o siccome si è malati di testa, vorrei farvi comunicarvi due informazioni storiche.

Molte persone vorrebbero un ritorno al passato, dato che considerano questo periodo come popolato da persone con maggior senno, ovvero tutti etero. Per gli Antichi, invece, non era importante la persona con cui si aveva una relazione: non c'erano problemi rispetto all'essere gay. Infatti, presso i Greci e alcune popolazioni precedenti, sono stati ritrovati dei manoscritti dove sarebbero indicate delle canzoni romantiche per catturare l'amore tra persone dello stesso sesso, oltre a posizioni per ottenere lo stesso. Nella stessa penisola, venivano venerati gli dèi dell'Olimpo, simboli di virilità o femminilità a seconda del sesso. Gli stessi però sono protagonisti di miti dove hanno storie omosessuali, come Zeus e Ganimede, Apollo e Giacinto, oppure umani come Achille con Patroclo, o Orfeo con Calaide.

Durante la vita della civiltà egizia sono invece state scritte delle iscrizioni dove vengono narrate unioni omosessuali tra dei. Inoltre, sempre in Egitto, vi è una tomba nella necropoli di Saqqarra, appartenente a due servitori della corte reale, i quali secondo i geroglifici presenti, si sarebbero amati molto, per tutta la loro vita.

Se con queste nozioni ancora non ho convinto chi di voi è contro le persone omosessuali, sappiate che, come dicono gli inglesi, "it's not your business", ovvero non sono affari vostri.

Per coloro che invece desiderano essere corretti nei confronti delle persone arcobaleno, ecco ciò che non dovete mai dire loro:

Posso farti cambiare idea;

Hai mai provato l'altro sesso?

Non sembri gay;

Chi è il maschio/femmina?

Queste espressioni sono tra le più comunemente dette, ma sappiate che nessuna di queste è rispettosa, e inoltre potrebbero ferire il vostro interlocutore.

Spero di avervi incuriositi con questa rubrica, e ricordate sempre che ci si innamora della persona, non del genere di questa.

Marta Massucco


Una piaga del mondo di oggi

Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi di un fenomeno che purtroppo è sempre più frequente: il razzismo.

Il razzismo è un’ideologia basata sulla paura del diverso causa il suo aspetto fisico e i suoi usi e costumi. Questa idea è sbagliata perché, come la scienza e la storia ci insegnano, l’essere umano trova le sue origini nel continente africano e, col tempo e le migrazioni, si è adattato ai diversi luoghi del mondo.

Quando parliamo di razzismo pensiamo subito alle persecuzioni antisemite che ci sono state, soprattutto nei confronti degli Ebrei, durante la seconda guerra mondiale (1939 – 1945). Purtroppo però la storia ci insegna che questa piaga accompagna da sempre il nostro cammino su questa terra. Esempio sono la tratta degli schiavi, l’Apartheid (1948 – 1991), lo sterminio degli indiani d’America etc.

Quanto siamo razzisti? Ci avete mai pensato?

In tutto il mondo, non pubblicizzati, tutti i giorni avvengono atti di razzismo, anche in Italia. Uno degli ultimi fatti che mi ha colpito è stato l’assassinio di Willy avvenuto tra il 5 e il 6 settembre vicino a Roma, mentre tornava a casa dal lavoro. Il ragazzo si è fermato per aiutare un amico in difficoltà ed è stato brutalmente picchiato fino alla morte da alcuni soggetti già conosciuti dalle forze dell’ordine per atti di violenza. La sua colpa era il colore della sua pelle.

I ragazzi coinvolti sono alcuni anni più grandi di me e questo mi fa molto riflettere. Purtroppo, benché la scuola ci insegni la parità degli uomini, pare che tanto studio non serva a nulla. Solo noi giovani possiamo combattere e debellare questa piaga, ma dobbiamo impegnarci tutti a fondo. E voi avete mai assistito ad un atto di mancanza di rispetto verso un vostro simile? Non è razzismo solo se fatto verso uno con la pelle di altro colore, ma anche se fatto verso un uomo in difficoltà! Anche già da piccoli, a volte senza esserne consapevoli! Se proviamo a raccontare i piccoli episodi chissà quanti ne escono.

Volete provarci con me?

Da piccoli c’erano dei compagni che non invitavano ai compleanni i compagni di colore o preferivano evitare di toccare i loro quaderni… Siete mai stati testimoni di episodi del genere?

Marzia Marenco

Le famiglie arcobaleno, una nuova realtà

Famiglia arcobaleno, un parola che sentiamo poco spesso nominare, può sembrare una parola strana per tante persone o comunque poco comprensibile; invece è una tipologia di famiglia che dovrebbe essere valorizzata un po’ di più. Da millenni gli stereotipi impongono una società formata da famiglie composte da madre, padre e figli e tutto ciò è considerata la normalità. Al contrario le famiglie formate da due papà o da due mamme e i loro figli, sono ritenute famiglie strane e complicate dalla società ormai abituata alla famiglia tradizionale. Le famiglie arcobaleno sono ancora rare, per questo vengono emarginate e non viene dato loro il giusto valore.   

Per cominciare a sfatare lo stereotipo, chiariamo il concetto delle famiglie arcobaleno.    

Ci sono due tipi di famiglie arcobaleno:   ci sono le famiglie formate da due uomini o due donne che hanno avuto i figli in una precedente relazione eterosessuale, oppure le famiglie composte da una coppia di omosessuali che desiderano un figlio e quindi ricorrono alle tecniche di procreazione all’estero o all’adozione.    

Spesso i figli appartenenti a queste famiglie si sentono a disagio a parlare dei propri genitori omosessuali con gli amici perché hanno paura di essere presi in giro e di essere emarginati dal resto dei ragazzi; ciò è causato dal fatto che secondo le persone queste famiglie non corrispondono alla normalità a cui loro sono abituati. Ma le diversità non devono sempre essere  viste come una cosa negativa, perché finchè la libertà di una persona non esclude quella degli altri, non c’è niente di male nell’appartenere a una famiglia un po’ “più diversa” dalla solita monotonia; per questo si dice che il mondo è bello perché è vario. In più penso che non ci sia nient’altro di più bello che vedere una famiglia armoniosa e felice che si accetta anche se non è uguale alle altre famiglie tradizionali.

Per fortuna ci sono molte associazioni che supportano queste famiglie, per esempio in Italia c’è la Rete Genitori Rainbow che è un’associazione di volontariato italiana che appoggia la genitorialità omosessuale e transessuale con figli e figlie da relazioni eterosessuali. Questa associazione è stata fondata nel 2011 e la sede centrale si trova a Firenze. Questi gruppi servono a non far sentire sole queste famiglie e servono a far confrontare le famiglie su temi che spesso vengono fuori nella vita quotidiana.

Infine, penso che i genitori rainbow abbiano l'opportunità di insegnare ai propri figli dei buoni e sani principi, infatti i figli possono imparare che si può essere felici a modo proprio, anche senza seguire la massa e che non bisogna sentirsi sbagliati purché si stia rincorrendo la propria felicità.


Chiara Moscatiello

Disagi per l'organizzazione nella scuola

Ormai siamo vicini alla fine di questo anno scolastico, molti studenti e professori come me hanno notato svariate problematiche all’interno ...