Visualizzazione post con etichetta scienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scienza. Mostra tutti i post

mercoledì 6 aprile 2022

Riunione rappresentanti green


Martedì 18 e venerdì 20 gennaio i rappresentanti green di tutta la scuola

si sono incontrati per discutere della situazione scolastica dal punto di

vista ambientale e avanzare nuove proposte. In questo articolo

riassumiamo gli argomenti più importanti trattati durante le riunioni della

Succursale, della Sede e di Limone per riprendere, a distanza di qualche

mese, quelle proposte e quei problemi che sono stati sollevati.

Uno degli argomenti chiave è stata la questione dei rifiuti che i bidelli

trovano sotto i banchi ogni volta che puliscono le classi. Un maggiore

rispetto da parte degli studenti per le aule scolastiche è naturalmente il

passo più importante per la soluzione di questo problema, ma è vero che

è capitato a tutti di dimenticare una cartaccia sotto il banco perché non si

aveva tempo di raggiungere le pattumiere o la lezione era già iniziata. Una

proposta che è stata avanzata è di fare una colletta in classe per ottenere

delle pattumiere in ogni aula che le desideri in modo che sia più comodo

buttare la spazzatura.

Spesso, inoltre, la raccolta differenziata non viene rispettata, per risolvere

questo problema si è pensato di utilizzare un’app che aiuti a ricordare

dove va ogni singolo rifiuto e, dove necessario, sostituire i cestini

rovinati.


L’ideale, però, sarebbe ridurre i rifiuti a zero, un’impresa che pare

impossibile, ma che forse può essere più semplice di quanto non sembri.

Il contratto con le macchinette della Sede, per esempio, scadrà ad Agosto

e l’intento della scuola è quello di riportare il paninaro. A causa del

Covid19 si potrebbe utilizzare un’app per ordinare il cibo e mandare un

solo studente per classe a ritirare tutto in una data ora. In Sede le

macchinette appartengono al Comune e la situazione, quindi, è più

complicata, ma forse l’app permetterà di far arrivare i panini anche in via

Barbaroux, ha inoltre appena aperto a due passi dalla scuola una

panetteria che fa sconti agli studenti e le classi potrebbero organizzarsi

per comprare lì il cibo.

In alcune classi è stato acquistato un bollitore per evitare di utilizzare le

macchinette e sprecare bicchieri di plastica ogni giorno utilizzando invece

tazze portate da casa. Purtroppo questa soluzione potrebbe non essere

sicura e al momento il Preside sta valutando la possibilità di approvarla o

meno.

Si sta inoltre valutando di mettere dei distributori per l’acqua in modo

che gli studenti possano bere in modo meno inquinante ma anche

gratuito senza dover acquistare le bottigliette di plastica delle

macchinette. Anche le borracce del liceo De Amicis saranno distribuite

agli studenti nuovi che non le hanno ricevute negli anni scorsi.

Infine si ricorda a studenti e insegnati di spegnere le luci e la LIM quando

non servono più, non solo i rappresentanti green ma tutti coloro che ne

hanno la possibilità per migliorare insieme l’impatto ambientale della

scuola.

giovedì 10 giugno 2021

Concorso “Ghiaccio fragile” 2020

Il concorso “Ghiaccio Fragile” è un’iniziativa del geologo Gianni Boschis che coinvolge gli alunni delle scuole medie e superiori del Piemonte invitandoli a mettere per iscritto i loro pensieri sul cambiamento climatico. Durante l’anno 2020 la nostra scuola ha partecipato al concorso e vinto molti premi nelle categorie articolo, poesia e racconto.

Quello che segue è il testo che ha vinto il primo premio nella sezione dei racconti.


Nella luce aranciata del tramonto, Tancredi sedeva ai piedi del melo ormai spoglio; teneva il bastone da passeggio tra le mani scarne e la testa canuta poggiata al tronco nodoso dell’albero ma non dormiva, perché non riusciva a chiudere le palpebre.

Gli occhi vispi del vecchio divoravano avidamente la vista che si godeva da quella piccola altura e percorrevano e ripercorrevano il profilo del grande ghiacciaio.

Tancredi lo conosceva bene, quel ghiacciaio, perché sin da piccolo lo aveva avuto sotto agli occhi alla mattina quando si svegliava e la sera prima di addormentarsi.

I ricordi si affollarono nella mente dell’uomo come farfalle impazienti di mostrare i loro colori ed egli si arrese facilmente al gusto agrodolce del passato.

Gli anni gli passarono davanti agli occhi e in ogni singola immagine il ghiacciaio era sempre presente, un perno fisso attorno a cui ruotava la vita dell’uomo assieme a centinaia d’altre.

Ecco il piccolo Tancredi tra le braccia del padre durante la sua prima scalata, le manine protese verso le azzurre creste di ghiaccio; ecco il giovane uomo raggiante nel suo completo scuro mentre sposa la donna che ama ai piedi del grande ghiacciaio; ed eccolo ormai padre di due figli che mostra loro come scalare l’ormai familiare amico di ghiaccio.

Un ricordo particolarmente vivido riportò Tancredi alla notte in cui si era trovato sulla vetta di un monte lì vicino. Era stato allora che, mentre la luce lunare scendeva a illuminare la terra, l’uomo aveva visto il ghiacciaio che si allungava tra le montagne, bianca lingua nella bianca luce, e gli era parso un drago lucente sopito nell’oscurità. Da quella notte il ghiacciaio, per Tancredi, era stato il “Drago Bianco”.

Il ghiacciaio era sempre stato lì, anno dopo anno, nella sua bianca immensità, e mai l’uomo avrebbe pensato che lo avrebbe visto morire.

Il mondo era andato avanti e l’umanità aveva prosperato distruggendo foreste e sporcando l’aria con la sua sete di ricchezza e di potere.

L’uomo è una specie dotata di grande ingegno, ma anche di grande crudeltà e se quest’ultima viene lasciata libera è in grado di portare l’umanità dove nessun animale ha mai provato a spingersi: sulla strada dell’autodistruzione.

Il “Drago Bianco” era dimagrito, si era assottigliato e si era indebolito fino a non riuscire più a occupare il suo rifugio tra i monti. Questo, per Tancredi era un ricordo particolarmente doloroso poiché assieme al suo candido compagno si erano sciolte anche tutte le sue certezze.

Il ghiacciaio stava dunque morendo ma non sarebbe morto in silenzio, no, lui avrebbe ruggito un’ultima volta e avrebbe trascinato con sé l’umanità ricordandole che la natura è l’unica vera sovrana, da sempre e per sempre.

Tancredi sentì nel profondo del suo essere che lui non sarebbe rimasto a vedere la morte del drago, ma non provò tristezza.

L’uomo sentì, invece, un’immensa pietà per l’umanità di cui anche lui faceva parte e che non riusciva a vincere la tentazione del potere, il suo più grande nemico.

A cosa serve lottare tanto per raggiungere la cima se poi ci si ritrova da soli e con un pugno di rocce tra le mani? Non è meglio salire insieme appoggiandosi gli uni agli altri e stringere con le dita del cuore beni invisibili, ma allo stesso tempo più consistenti di qualsiasi roccia sapendo che questi non svaniranno al primo burrone, ma che, anzi, cresceranno fino a colmare ogni crepa e ogni sospiro?

Tancredi sperò che almeno un uomo fra tanti riuscisse a vedere la salvezza tra i fiori di campo e le creste di ghiaccio, che almeno uno riuscisse a raggiungere la vetta senza pestare nessuno, ma, anzi, rialzando chi era caduto.

«Salvali o distruggili, ma poni fine al loro dolore», mormorò l’uomo rivolgendosi all’amico di ghiaccio che aveva assistito alla sua nascita e che ora avrebbe assistito anche alla sua morte.

L’ultimo raggio di sole tinse di rosso fuoco il ghiacciaio morente e baciò il piccolo uomo ormai spento, poi scomparve dietro ai monti.

Forse non era troppo tardi, l’umanità poteva ancora capire, ma se non lo avesse fatto… il ruggito del “Drago Bianco” sarebbe stato solo il primo avvertimento.


A settembre verranno poi pubblicati i testi degli altri vincitori del concorso!


Chiara Tuberga

lunedì 7 giugno 2021

Guerrilla Gardening

La vita della maggior parte delle persone ormai orbita intorno alle città dove si trovano abitazioni, scuole, negozi, luoghi di culto e di svago. Raramente una persona ha bisogno di allontanarsi della propria città, soprattutto se è molto grande, essa è diventata, dunque, l’”habitat” in cui ci muoviamo tutti i giorni.

Purtroppo, però, spesso ci si dimentica che le strade e le piazze della nostra città sono i luoghi dove passiamo ogni giorno e non è affatto raro vedere aiuole trasformate in piccole discariche o rotonde brulle ornate di radi ciuffi d’erba secca e mozziconi di sigarette. Per questo è nato il Guerrilla Gardening, praticato da gruppi di persone indipendenti che, di propria iniziativa, hanno deciso di donare un po’di verde alle loro città rimboccandosi le maniche.

I Guerrilla Gardners in genere agiscono di notte cercando di non farsi notare e in poco tempo piantano alberi o fiori precedentemente scelti in zone brulle a cui hanno deciso di ridare vita. Essi agiscono di nascosto perché, sebbene piantare fiori non sia un’attività che possa nuocere a nessuno, occupare terreni pubblici è un’attività illegale. Nonostante questo i gruppi che praticano il Guerrilla Gardening sono molti e alcuni di questi si trovano anche in Italia, un esempio sono i Badili Badola che agiscono per le strade di Torino dal 2007. Persino qui a Cuneo un gruppo che si fa chiamare “Z di zappa” ha eseguito alcune azioni notturne ridando colore, per esempio, all’aiuola di fronte al numero 15 di corso Giolitti. Nelle zone dove hanno piantato fiori e arbusti i membri del gruppo cuneese hanno lasciato cartelli che invitano chi apprezza il loro lavoro ad andarli a trovare il venerdì sera all’Orto di Piazza d’Armi e a prendersi cura delle piante che ora abbelliscono le nostre strade.

Il Guerrilla Gardening è in continua espansione e coloro che decidono di agire per far sì che le nostre città siano accoglienti e pulite sono sempre di più, pronti ad aggredire il grigiore delle strade con vanghe e nuovi germogli.


Immagine del lavoro degli “Z di zappa” dal sito https://cuneofotografie.blogspot.com/2014/08/orto-comune-in-stile-guerrilla- gardening.html


Chiara Tuberga

lunedì 26 aprile 2021

SOS api


La primavera è alle porte e, come ogni anno, sono arrivate con lei anche le api. Sì, esatto, quei piccoli insetti a strisce che sono in grado di gettare nel panico intere classi quando entrano dalla finestra aperta di un’aula e che avete cercato più volte di scacciare mulinando elegantemente le braccia. Probabilmente vi hanno detto e ripetuto che un’ape non attacca se non si sente minacciata perché la perdita del pungiglione la porterebbe direttamente alla morte e che restare fermi è la migliore tattica di sopravvivenza, ma questo non vi ha mai impedito di cercare di spiaccicare la malcapitata con il vocabolario di latino. Sappiate fin da subito che la tattica del vocabolario porta il più delle volte al fallimento totale perché l’ape, schivato il librone, non avrà problemi ad individuarvi e a vendicarsi con una bella puntura. A questo punto viene da chiedersi perché l’ape si privi volontariamente del pungiglione per difendersi pur sapendo che così facendo morirà in pochi minuti. Questo insetto dà tutto per la propria famiglia compresa la vita, se un’ape vi attacca, dunque, è perché vi ritiene un pericolo per l’alveare e pungendovi non solo difende le proprie compagne ma segnala alle altre la vostra presenza perché il pungiglione, rimasto impigliato nella vostra pelle, rilascerà feromoni d’allarme per aiutarle ad individuare e attaccare il nemico.

I feromoni sono solo uno dei metodi utilizzati dalle api per comunicare fra loro, un altro particolarmente interessante è l’esecuzione di danze per indicare alle compagne la posizione del cibo. L’ape, infatti, dopo aver trovato un prato o un cespuglio fiorito, torna all’alveare ed esegue particolari coreografie per spiegare alle altre come raggiungere la fonte di cibo tenendo conto della posizione del sole e dell’alveare. Incredibile, no?

E se vi dicessi che le api, oltre a produrre il miele, sono anche le responsabili dell’impollinazione e quindi della sopravvivenza di migliaia di specie vegetali? Le api, infatti, mentre volano di fiore in fiore alla ricerca di cibo, si sporcano di polline che poi lasciano cadere in tutte le corolle che visitano permettendo così la trasformazione del fiore in frutto e la formazione del seme che darà vita a nuove piante. Se le api smettessero di svolgere questo lavoro il mondo andrebbe in crisi perché le piante non produrrebbero più frutti e semi puntando dritte all’estinzione.

Purtroppo le api stanno davvero morendo diventando sempre meno tanto da allarmare tutto il mondo preoccupato per la loro imminente scomparsa. Alcune persone si sono messe al lavoro per trovare il modo di fare a meno delle api creando, per esempio, droni impollinatori, ma anche se riuscissero a realizzare questo progetto il costo sarebbe davvero enorme perché le api fanno gratis un lavoro da circa 265 miliardi di euro l’anno. E poi, come faremo senza miele?

Le api si stanno estinguendo per colpa nostra e principalmente a causa del riscaldamento globale, della perdita di habitat naturali e soprattutto dell’uso spropositato di pesticidi che avvelenano le api quando volano sui nostri campi.

La buona notizia è che tutti noi possiamo aiutare le api a sopravvivere e basta davvero pochissimo! Se non siete politici o agricoltori potete aiutare le api fornendo loro fonti di cibo non contaminato da pesticidi piantando dei fiori in giardino o in un vaso sul balcone. Le api apprezzano in particolare fiori come la lavanda, il rosmarino, il tagete, il timo, la calendula, il girasole e molte altre specie ricche di polline e molto profumate. Se vivete in città e pensate che le api non arrivino a volare fino al vostro balcone sappiate che le api sono in grado di percorrere chilometri per cercare fonti di cibo e ricordate che, quando una di loro avrà trovato i fiori, avvertirà anche le altre e presto intorno al banchetto fiorito si creerà un allegro viavai.

Non vi ho ancora convinti? Le api continuano a sembrarvi belve assetate di sangue e l’idea di attirarle nel vostro giardino o balcone perché ne trasmettano le coordinate a tutto l’alveare non vi attira ancora? Ricordate che le api non hanno nessuna voglia di perdere il pungiglione e la vita e che un terzo del cibo che mangiate dipende direttamente da loro. Se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico.




Chiara Tuberga


mercoledì 31 marzo 2021

Più di un sasso nello spazio- le montagne

Quiz sui ghiacci: soluzioni
  • Risposta 1: il ghiacciaio Perito Moreno si sposta ogni giorno di 2 metri sul lago Argentino
  • Risposta 2: la Crystal Cave si trova nel ghiacciaio islandese Vatnajökull, la quarta massa di ghiaccio al mondo tenendo anche conto dell’Antartide
  • Risposta 3: Il ghiacciaio più alto d’Italia è il ghiacciaio dell’Adamello che misura circa 3530 metri.
  • Risposta 4: Le frittelle di ghiaccio sono delle placche di circa un metro di diametro.
Tema del mese: le montagne
Ogni crepa e ogni piccolo rilievo è diverso da tutti gli altri, per quanto piccole in confronto, per esempio, ai 25 Km di altezza del Monte Olimpo su Marte, le nostre montagne sono ancora in grado di toglierci il fiato, vediamone alcune!
  • La Torre del Diavolo si trova nello stato del Wyoming (Stati Uniti) ed è formata da centinaia di pilastri di basalto. La montagna è sacra per i Lakota, i Cheyenne e i Kiowa e furono proprio i Lakota a darle il nome originale che fu poi tradotto erroneamente come “Torre del Diavolo”. Secondo te quale di questi era il nome originario?

                            1. Picco dell' Aquila
                            2. Torre dell' Orso
                            3. Dente dell' Orso
  • La Vinicunca è anche detta la “montagna dei sette colori”, infatti le sue pendici sono striate di rosso, rosa, giallo, bianco, nero, verde e marrone. I colori sono dovuti alla sedimentazione di minerali nel corso dei secoli. Sai dire dove si trova questo monte multicolore?

                            1. In Perù 
2. In Australia
3. In Messico
  • La montagna più alta del sistema solare si trova su Marte raggiunge i 25 km di altezza, paragonato alle montagne terrestri, è pari a circa tre volte l'altitudine del Monte Everest e ha un diametro di 610 km. Sapresti dire qual è il suo nome? 
1. Monte Olimpo
2. Eiger
3. Wetterhorn
  • La Bisalta, uno dei monti più famosi della provincia di Cuneo, è una montagna delle Alpi Liguri che si trova tra la Valle Pesio e due brevi valli dei torrenti Colla e Josina. Secondo te all’incirca quanto è alta?

1. 2000 m
2. 2200 m
3. 2600 m

Troverete le risposte nel prossimo numero!

Chiara Tuberga, Francesca Isoardi


lunedì 29 marzo 2021

Una vernice per respirare

Immaginate una vernice in grado di eliminare l’88,8% degli inquinanti atmosferici, i cattivi odori, le muffe e anche virus e batteri nocivi all’uomo. Esageriamo e immaginiamo che questa ipotetica vernice sia addirittura in grado di mantenere freschi gli ambienti in cui viene applicata e di respingere lo sporco grazie a una barriera protettiva invisibile creata assorbendo le molecole d’acqua presenti nell’aria. Sembra fantascienza, vero? Ebbene sappiate che non vi sto prendendo in giro, una vernice come questa esiste e il suo nome è Airlite. Questo prodotto italiano è stato creato da Massimo Bernardoni e Antonio Cianci ed è considerato una delle quattro più rilevanti tecnologie per contrastare l'inquinamento.

Airlite si può applicare sulle pareti proprio come una normale pittura con la differenza che, una volta applicata, contribuirà attivamente al nostro benessere. Un metro quadrato di questa vernice, infatti, purifica l’aria come farebbe un metro quadrato di bosco, sfruttando l’energia solare.

Nell’atmosfera terrestre, la luce del sole crea ioni negativi che sono purificatori d’aria naturali. Airlite accelera questo processo creando una barriera protettiva di ioni negativi che neutralizza anche batteri e virus. In base a recenti test condotti in Italia, in Cina e nel Regno Unito si è scoperto che una superfice dipinta con Airlite è in grado di rendere inattivo un ceppo di Coronavirus per il 99% in circa quindici minuti.

Tutto molto bello, starete pensando, ma dov’è la fregatura? Probabilmente costa il triplo di una vernice normale! In realtà un metro cubo di Airlite costa circa cinque euro, esattamente come una normale pittura per pareti ed è tranquillamente acquistabile online da chiunque sia interessato.

Airlite ha ispirato grandi artisti portando alla creazione di murales anti-smog. Uno dei più famosi si trova a Roma ed è stato realizzato da Iena Cruz in Via del Porto Fluviale. Hunting Pollution rappresenta un airone tricolore (specie in pericolo di estinzione) che pesca in un mare inquinato, l’opera neutralizza lo smog come farebbero trenta alberi piantati nel bel mezzo di Roma e ricorda alle persone quanto è importante poter respirare a pieni polmoni aria pura e incontaminata.




Chiara Tuberga


mercoledì 10 febbraio 2021

Più di un sasso nello spazio

Quiz sui deserti: soluzioni

Risposta 1: la pianura Deadvlei, nel deserto del Namib in Namibia, si è formata in seguito al prosciugamento di una palude.
Risposta 2: la Bocca dell’Inferno, nel deserto del Karakum in Asia centrale, brucia da 49 anni.
Risposta 2: il White Sands National Monument si trova nel deserto di  Chihuahua, tra gli Stati uniti e il Messico.
Risposta 3: il Salar the Uyuni è un deserto boliviano coperto di sale.

Tema del mese: i ghiacci
Il nostro pianeta, come molti altri, ha delle zone coperte di ghiaccio, ma a differenza di quello presente su Nettuno o di quello sugli anelli di Saturno dai ghiacci della nostra terra dipende la vita stessa di migliaia di esseri viventi, compresi noi. 

Il ghiacciaio Perito Moreno si trova in Argentina ed è considerato la terza riserva d’acqua dolce del pianeta. La sua particolarità è il cuscino d’acqua che separa il ghiacciaio dalla roccia sottostante e gli permette di muoversi continuamente fino a formare periodicamente un ponte sul Lago Argentino spostandosi ogni giorno di circa...


1- mezzo metro

2- due metri

3- sessanta centimetri


I ghiacciai islandesi sono noti per le grotte che si formano al loro interno e in cui il ghiaccio si sbizzarrisce con forme e colori incredibili dando vita a un vero e proprio mondo di cristallo. Le grotte cambiano forma e colore tutti gli anni, ma anche svariate volte di giorno in giorno, alcune, però, come la Crystal Cave, si formano sempre nello stesso punto. Sai dire in quale ghiacciaio si trova?


1- il Langjökull, il secondo più grande d’Islanda

2- il Mýrdalsjökull, quarto più grande d’Islanda

3- il Vatnajökull, la quarta massa di ghiaccio al mondo tenendo anche conto dell’Antartide


L’Italia è ricca di montagne, altopiani e di conseguenza di ghiacciai. Conosci bene il tuo paese? Se sì qual è il ghiacciaio italiano più alto?


1- Il ghiacciaio dei Forni nell’Ortles-Cevedale

2- Il ghiacciaio dell’Adamello che si trova tra la Lombardia e il Trento

3- Il ghiacciaio del Miage sul Monte Bianco

Nelle regioni polari la parte più superficiale dell’acqua del mare è soggetta ad una continua evaporazione che, a causa della bassa temperatura dell’aria, congela all’istante. I cristalli di ghiaccio, che solitamente hanno una dimensione di 1-2 centimetri, si depositano sulla superficie dell’acqua formando una specie di poltiglia e si aggregano poi tra loro formando le frittelle di ghiaccio ovvero delle placche di circa…


1- trenta centimetri

2- un metro 

3- due metri

Troverete le risposte nel prossimo numero!

Sofia Cavallero, Francesca Isoardi, Chiara Tuberga


venerdì 5 febbraio 2021

“Il cambiamento climatico”, concorso ghiaccio fragile 2020, terza classificata nella sezione articoli

 Un grande problema sta condizionando a 360° la vita sul pianeta Terra: il cambiamento climatico, che produce effetti sempre più evidenti, come lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento dei gas serra nell’atmosfera, gli incendi di molte zone nel mondo come l’Australia e tante altre conseguenze provocate da noi esseri umani con la nostra noncuranza.

La temperatura del nostro pianeta è salita di ben 1.1° gradi dalla fine del XIX secolo. La maggior parte del riscaldamento si è verificato negli ultimi 35 anni, con i cinque anni più caldi mai registrati dal 2010. Negli ultimi anni si sta cercando di invertire questa tendenza: infatti i diversi Paesi del mondo si sono riuniti in numerosi vertici sul clima, a partire dal 1992 con il vertice a Rio de Janeiro, che però non ha prodotto conseguenze reali, se non qualche patto per l’ambiente, come quello di Parigi del 2015.

La campagna per l’ambiente è stata rimessa in gioco dall’attivista ambientale svedese Greta Thunberg nell’agosto del 2018, che ha provato a muovere le acque creando un vero e proprio movimento con i “Friday for future”, in cui molti ragazzi si riuniscono nelle strade per chiedere più attenzione per l’ambiente. Il 23 settembre del 2019, nel palazzo di vetro dell’Onu a New York, è stata appunto Greta a tenere un lungo e significativo discorso davanti a tutti i più importanti capi di governo mondiali, come Trump. A questo incontro hanno partecipato ben 66 Paesi, 102 città e 93 imprese tra cui Nokia, l’Oreal e Nestlè.

Purtroppo tanti Paesi sembrano non rendersi conto della reale emergenza, come ad esempio gli Stati Uniti, che ne hanno negato l’esistenza, e l’India, la Cina e la Turchia, che vogliono espandere le centrali di carbone ed evitano di affrontarla. Al termine del summit molti Stati hanno comunque preso alcuni impegni: raggiungere zero emissioni di gas serra entro il 2050, contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°.

In particolare Svizzera, Danimarca, Norvegia e Svezia si sono impegnate a raddoppiare il loro contributo al green found e Angela Merkel ha confermato un piano del governo tedesco per ridurre le emissioni di anidride carbonica. La Cina ha dichiarato di voler rispettare gli impegni assunti nell’accordo di Parigi e la Russia di rettificare l’accordo di Parigi.

Chiara Moscatiello

venerdì 18 dicembre 2020

Più di un sasso nello spazio

Quanto conosci bene il tuo pianeta?

L’universo è immenso e così pieno di meraviglie dalla bellezza incalcolabile che il suo solo pensiero ci fa sentire la specie più insignificante sull’ultimo dei pianeti, eppure possiamo dire senza alcun dubbio che la nostra casa sia uno dei pianeti più incredibili che si possa mai pensare di visitare, qualcosa di unico e meraviglioso.

Tema del mese: i deserti.

Il nostro pianeta è detto “il pianeta azzurro” perché è caratterizzato da enormi distese d’acqua, eppure anche dove l’acqua non c’è la Terra ha trovato il modo di stupirci.

  • Nel deserto del Namib, in Namibia, vi è un luogo dove le dune di sabbia rossa (tra cui la Big Daddy alta circa 390m, la più alta al mondo) si incontrano con la pianura Deadvlei popolata dagli scheletri di acacie morte nove secoli fa e conservate dal deserto. Che cosa ha formato queste pianure spettrali?

  1. Il prosciugamento di una palude

  2. La caduta di un meteorite

  3. Le frequenti tempeste di sabbia


  • Nel cuore del deserto del Karakum, in Asia centrale, brucia senza sosta la Bocca dell’Inferno, un cratere originariamente scavato alla ricerca di petrolio che collassò in una caverna sottostante piena di gas naturale al quale venne dato fuoco per impedire che si disperdesse nell’ambiente. Sai dire da quanti anni la Bocca dell’Inferno rigurgita le sue fiamme?

  1. 53 anni

  2. 49 anni

  3. Quasi 15 anni 


  • Sai dove si trova il White Sands National Monument, un area di deserto di 712 km2 caratterizzata dalla sua sabbia bianchissima?

  1. Il deserto Carson in Neveda, USA

  2. Il deserto di  Chihuahua, tra gli Stati uniti e il Messico

  3. Il deserto di Atacama in Cile 


  • Il Salar the Uyuni si trova in Bolivia a 3650 m di altezza ed è un deserto grande circa quanto la regione dell’Abruzzo coperto di…

  1. Neve

  2. Sabbia bianca

  3. Sale 

Le soluzioni saranno disponibili nel prossimo numero!


Arte a misura di pesce

 

Da sempre l’essere umano prova l’impulso di creare arte ispirandosi all’incredibile varietà di opere naturali che lo circondano. Uno straordinario capolavoro della natura è sicuramente la barriera corallina, un ecosistema basato sulla cooperazione tra diverse specie animali e vegetali del mondo sottomarino, un vero tesoro celato sotto la superficie dell’oceano.

L’artista Jason deCaires Taylor è riuscito nell’impresa di creare una galleria d’arte in grado di esporre al proprio interno le opere della natura e dell’uomo fuse insieme in un unico grande capolavoro creando i primi musei sottomarini. Le sue opere sono formate da statue in cemento PH neutro e strutture architettoniche in metallo che permettono ai coralli di crescere sulla loro superficie formando un’opera viva e in costante mutamento in grado di dare rifugio alle specie animali e vegetali che popolano una barriera corallina. L’arte di Taylor, infatti, si pone l’obbiettivo di creare una barriera corallina “artificiale” per contrastare il fenomeno dello sbiancamento dei coralli, e dunque della distruzione del delicato ecosistema della barriera corallina, dovuto al riscaldamento dell’acqua del mare a causa del riscaldamento globale.

Taylor ha collocato le sue opere, che trattano temi come la contemporaneità, la politica e i cambiamenti climatici, all’interno di diverse barriere coralline come quella presso le Isole Canarie e quella australiana. E’ possibile visitare questi incredibili musei sottomarini tramite delle visite guidate nuotando in immersione dento e intorno alle diverse opere oppure, in alcuni casi, osservarle dall’alto grazie ad una barca con il fondo in vetro.

Il primo museo sottomarino è stato costruito presso Cancún, in Messico, con la collaborazione di Jason deCaires Taylor e altri artisti messicani per allontanare i turisti dalle aree più visitate della barriera corallina e danneggiate dalle visite intensive permettendo loro di rigenerarsi. L’ultimo progetto di Taylor, invece, prevede l’installazione di quattro strutture all’interno della barriera corallina australiana (la più grande della terra) di cui due sono già state terminate. La prima si chiama Ocean Siren ed è composta dalla statua di una ragazza che emerge dall’acqua il cui corpo è coperto di LED a energia solare che cambiano colore con il variare della temperatura dell’acqua; la seconda, Coral Greenhouse, è una struttura in metallo dalla forma di una serra sottomarina al cui interno sono state collocate delle statue di studenti impegnati nello studio dei coralli (quest’ultima opera è stata progettata in modo che sia in grado di resistere a un uragano di categoria quattro).

La più grande opera di questo artista sottomarino, invece, si chiama Ocean Atlas ed è alta circa cinque metri. Questa statua gigantesca raffigura una ragazza che sorregge il peso dell’oceano sulle proprie spalle e rappresenta il peso degli errori delle generazioni passate che i giovani dovranno sostenere, per realizzarla Taylor si è ispirato al mito greco del titano Atlante che fu costretto dagli dei a sorreggere da solo la volta del cielo, un opera, dunque, in cui si intrecciano i miti passati e le previsioni odierne del nostro futuro.

L’arte di Jason deCayres Taylor, dalle profondità dell’oceano, parla a tutto il mondo di un tesoro meraviglioso fatto di vita e colori sotto il pelo dell’acqua, un tesoro che non possiamo spendere, ma che dobbiamo proteggere per poterlo ammirare all’infinito.


Chiara Tuperga



QUESTIONE DI TEMPO

Quante volte abbiamo sentito parlare di surriscaldamento globale e cambiamento climatico? Tantissime. Tutti, dai social media ai telegiornali, hanno avuto modo di esprimersi a proposito di questa problematica. Ormai è quasi diventato il nostro pane quotidiano e ogni persona può informarsi su come contribuire, nella sua vita, a salvaguardare il nostro pianeta. Se iniziassimo tutti, nel nostro piccolo, a fare un passo avanti sarebbe già un inizio. Ma se pensiamo in grande, un’importante parte dell’inquinamento mondiale deriva dalle emissioni dannose delle grandi fabbriche. 


Il 12 dicembre 2015 è stato sottoscritto il cosiddetto “accordo di Parigi”, il cui contenuto è stato negoziato dai rappresentanti di 196 stati in una conferenza sul clima. In seguito nel novembre del 2018, 184 stati sono entrati a farne parte e tra questi vi sono gli stati dell’Unione Europea.

L’obiettivo principale di questo accordo è quello di riuscire a contenere l’aumento di temperatura al di sotto dei 2ºC cercando di limitarlo a 1.5°C limitando così le emissioni globali. 

 

Secondo diverse statistiche, tra i paesi con il più alto tasso di inquinamento vi sono gli Stati Uniti, con una media annuale di 6.049.435 migliaia di tonnellate di CO2 emesse.

Gli Stati Uniti, come i paesi dell’Unione Europea, nel 2015 sono entrati a far parte dell’accordo, sotto il secondo mandato presidenziale di Barack Obama. Egli voleva impegnarsi a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 5% ogni anno, fino al 2025.  

Come si può vedere dal seguente grafico, questo obiettivo ammirevole è stato però mandato in frantumi dal suo successore. 



 Donald Trump è da subito stato un presidente non molto attento al clima del nostro pianeta. Ha sempre negato in molte sue interviste il problema del surriscaldamento globale e in questi 4 anni non ha mai mostrato interesse nel ridurre l’inquinamento e proprio nel novembre di quest’anno, Trump ha deciso di uscire dall’accordo di Parigi. 

Questa decisione causerebbe un grandissimo impatto climatico mondiale, in quanto gli Stati Uniti emettono circa il 14% di emissioni globali.

Che questa sia solo stata una strategia politica per riuscire a vincere le elezioni 2020? Non possiamo saperlo, e in ogni caso le cose potrebbero cambiare, dal momento che non è stato eletto nuovamente. 

Il nuovo presidente Joe Biden, che sarà in carica dal gennaio del prossimo anno, nelle sue campagne elettorali si è dichiarato contrario alle diverse scelte in campo climatico, del suo predecessore. Infatti è molto propenso a far rientrare gli Stati Uniti nell’accordo di Parigi e disposto a riparare ai danni causati da Trump nei suoi anni da presidente. 

Biden ha da subito ricevuto ammirazione dagli ambientalisti americani, ma per ora sono solo tutte parole e teorie, bisognerà vedere se manterrà le sue promesse.

Gli USA si ritrovano così in uno stato di incertezza che si riflette sul mondo intero, poiché le decisioni che prenderà il nuovo presidente si ripercuoteranno su tutti noi e soprattutto sulla nostra casa, la Terra. 


Il nostro pianeta è la vera vittima di tutto quello che sta succedendo, di questo passo si arriverà a un punto di non ritorno e sarà troppo tardi per rimediare a quello che è stato fatto. Non abbiamo più molto tempo, scienziati da tutto il mondo ci stanno avvertendo di questo da tanti anni ormai, però in pochi hanno intenzione di fare veramente qualcosa. 

Quando tutti si accorgeranno di quello che stiamo causando alla Terra sarà troppo tardi e le nuove generazioni dovranno convivere con gli errori che tutti quelli prima di loro hanno commesso.

Cavallero Sofia


Disagi per l'organizzazione nella scuola

Ormai siamo vicini alla fine di questo anno scolastico, molti studenti e professori come me hanno notato svariate problematiche all’interno ...