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giovedì 4 febbraio 2021

“2 Febbraio 1945” - L’eccidio della Candelora

Filippo Ariaudo insieme a Filippo Gerbaudo: produttori del cortometraggio “2 febbraio 1945” sulla Candelora, ecco la loro intervista:

Come vi è venuto in mente di fare un cortometraggio sulla candelora? Come mai vi siete concentrati proprio su questo evento?

Filippo Ariaudo: L'idea ci è venuta un po' di tempo fa, nella fattispecie nel marzo 2019, questo corto fa parte di un progetto Biennale. L'idea è nata dopo avere incontrato e intervistato Luigi Giorgis, l'unico sopravvissuto all'eccidio della Candelora, strage accaduta a San Benigno, dove persero la vita 14 ragazzi innocenti. Questa intervista mi ha permesso di scrivere la sceneggiatura e il copione su cui poi è stato costruito tutto il cortometraggio. Io e Filippo avevamo entrambi la passione per il cinema, lui con un approccio un po' più pratico (lui è un po' più il tecnico del gruppo e si è occupato di tutto il dipartimento tecnico), mentre io ho un approccio più teorico, per questo mi sono occupato più del lato artistico quindi sceneggiatura è la regia.

Filippo Gerbaudo: Filippo è venuto a conoscenza di questo evento, poi abbiamo scelto di creare questo cortometraggio, non tanto per l’evento storico in sè, ma perchè ci ha colpito particolarmente. In primis perchè è successo a qualche chilometro da casa nostra e poi per il fatto che è un evento non molto conosciuto, io stesso non ne sapevo nulla prima che mi fosse raccontato, per cui è anche un modo per raccontare dei pezzi di storia che sono rimasti un po’ in un angolino, cosa che grazie alla portata del cinema si può estendere a molte persone. Abbiamo poi deciso di registrarlo dopo aver conosciuto Luigi Giorgis, il quale personaggio è il protagonista del nostro film. Egli è l’unico sopravvissuto alla strage della Candelora, insieme a Garro, il quale non era stato colpito a morte dalla raffica dell’esecuzione e, quando il generale si era avvicinato per infierirgli il colpo di grazia alla tempia, la pistola era scivolata, colpendolo alla guancia e lasciandolo in vita. Giorgis si era invece salvato poiché era stato scartato perché non era ancora in periodo di leva, ci ha raccontato come ha vissuto questa storia... il film, infatti, si svolge dal suo punto di vista.

Come avete trovato tutti gli attori e le comparse che appaiono nel cortometraggio? Sono vostri amici o avete fatto delle selezioni per capire chi sarebbe stato più adatto?

Filippo Ariaudo: Allora nella nostra troupe c'erano 2 persone incaricate proprio di quello, infatti avevamo un direttore del cast e un cast recruiter che si occupava appunto del reclutamento. Essendo questo un progetto così grosso, le persone coinvolte erano tante: avevamo sui 50 attori e 200 comparse. Per i ruoli principali sono stati fatti dei casting, dove i candidati hanno dovuto recitare parti della sceneggiatura, è stata data la possibilità di portare un monologo, ed in base a quello abbiamo scelto i protagonisti.

Come avete racimolato i soldi per le attrezzature ed il resto? Siete stati aiutati, avete fatto una raccolta?

Filippo Gerbaudo: Non saremmo mai riusciti a portare avanti questo progetto a causa degli alti costi senza tutti gli aiuti che ci sono stati dati, in particolare siamo stati finanziati da un bando scolastico della CRC, rivolto specificatamente alle scuole (essendo questo un progetto scolastico abbiamo avuto la possibilità di accedere al bando che è stato un aiuto non indifferente). Abbiamo avuto un aiuto anche da alcune ditte locali che ci hanno aiutato a modo loro. Questo ci ha permesso di coprire tutte le spese sia per i noleggi delle attrezzature sia per acquistare tutto ciò che è necessario per fare un film.

Avete sempre avuto una grande passione per il cinema? Se vi è venuta dopo cos’è stato a scatenarla?

Filippo Ariaudo: In realtà è una cosa che si è maturata nel tempo, da quando sono piccolo che sono appassionato di cinema e non è il primo cortometraggio che ho fatto, infatti già da tempo, quando andavo in quarta quinta elementare, ne avevo già realizzati alcuni insieme ai miei amici, ma con un'impronta professionale sicuramente diversa. Io e Filippo siamo già alla nostra seconda collaborazione: due anni fa avevamo già realizzato un altro cortometraggio, che ci aveva già fatto acquisire diverse competenze per poter poi realizzare questo. Se non avessimo avuto la precedente esperienza probabilmente ci saremmo orientati difficilmente sulla realizzazione di “2 febbraio 1945”. Sicuramente ora questa passione è molto più forte di quando ho iniziato questo progetto.

Filippo Gerbaudo: Io invece mi sono avvicinato in maniera un po’ diversa: non grazie al cinema, bensì grazie a ciò che ci sta dietro, sono sempre stato appassionato di post-produzione (effetti speciali, montaggio), poi da lì la cosa si è evoluta anche a ciò che sta oltre la post-produzione. Quattro anni fa ho conosciuto Filippo e abbiamo deciso di metterci insieme, unire le forze, per fare un qualcosa di bello insieme, creando un cortometraggio, poi da lì è partito il tutto!

Quanto tempo c’è voluto per le riprese? E per il montaggio?

Filippo Ariaudo: Allora... in tutto la produzione è durata due anni (e in realtà non è ancora nemmeno finita adesso), di cui un annetto di pre-produzione: la fase in cui si scrive il corto e si organizzano le riprese, si selezionano gli attori e la troupe, si organizzano i noleggi, si fa un calendario di produzione e si trovano le location adatte. Abbiamo poi fatto nove giorni di riprese, dal 2 al 9 Agosto e altri due giorni supplementari di quest’estate. Il montaggio è stato uno delle parti più veloci, abbiamo fatto circa tre mesi di post-produzione a cui hanno lavorato due persone: Filippo Gerbaudo e Andrea Orlando, loro due si sono occupati di tutti gli aspetti di quest’arte abbastanza complessa, dove, oltre al montaggio, c’è tutta la parte di effetti speciali e audio.

                                     

                                                                  Una foto dal set!


 Quando uscirà? E dove potremo andarlo a vedere?

Filippo Gerbaudo: Doveva uscire il 2 febbraio, in concomitanza con l'evento storico, ma purtroppo per questioni non dettate da noi si è dovuto rimandare il tutto. “2 Febbraio 1945” uscirà in primavera, non appena i cinema potranno riaprire, vogliamo fare una distribuzione nelle sale sia per rilanciare l'economia del cinema, sia per interessare la gente locale.

 Questo è il trailer del cortometraggio: Watch

Che genere di film è?

Filippo Ariaudo: Il cortometraggio è stato registrato sotto forma di fiction, è un film drammatico, non ha un taglio documentaristico. Quando noi abbiamo dovuto affrontare il cortometraggio eravamo molto dubbi circa la sua ambientazione effettiva nel 1945, perché, volendo utilizzare le location originali, queste non si presentavano più come erano allora e, in più, eravamo abbastanza in difficoltà nel ricreare la situazione storica efficace. Allora abbiamo deciso di fare la scelta narrativa “dell’Espediente Ucronico”, che consiste nel decontestualizzare un episodio dal suo periodo storico di appartenenza e ricontestualizzarlo in una nuova epoca: noi abbiamo deciso di immaginare l’avvento di un movimento neofascista e l’eccidio al giorno d’oggi. Ciò ci ha consentito di ovviare tutti i problemi riguardanti la resa storica efficace e di avvicinare questo evento anche alle nuove generazioni, perché è ambientato in una realtà che noi giovani percepiamo come nostra, che è la nostra contemporaneità.


La cappella di San Benigno, luogo dell’eccidio e delle riprese del cortometraggio

La pandemia vi ha bloccato tanto nella creazione del film?
Filippo Gerbaudo: Noi abbiamo iniziato la pre-produzione nel 2019 e, a inizio 2020, stavamo continuando a lavorare per iniziare le riprese. Nonostante il lockdown noi abbiamo comunque continuato il nostro lavoro a distanza, poi, quando ad Agosto c’è stata la possibilità di girare di nuovo abbiamo colto l’occasione, e rispettando tutte le norme di sicurezza, abbiamo terminato le riprese.

Ringraziamo Filippo Ariaudo e Filippo Gerbaudo per la disponibilità e per aver risposto esaustivamente ad ogni nostra domanda! 

Ghibaudo Camilla e Chiapale Elisa











Fare memoria per non ripetere

La Shoah e i suoi orrori

Oggi, 27 Gennaio, è il giorno della memoria. Giorno in cui si ricordano le vittime dell’Olocausto.

Il 27 gennaio del 1945 fu liberato il campo di concentramento di Aushwitz. Molti internati però verranno liberati nei mesi successivi, poiché costretti a fare una lunga camminata chiamata “camminata della morte” nel tentativo di spostarli in altri luoghi di detenzione.

In occasione di questa ricorrenza, noi della classe 1N del Liceo Economico Sociale, con la nostra insegnante sig.ra Fazzino, abbiamo assistito ad un incontro a distanza organizzato da scrittori in città tenuto da Matteo Corradini, scrittore ed ebraista, che da anni si occupa di raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti alla shoah.

Nel suo ultimo libro “Luci nella shoah” ci rivela l’importanza degli oggetti, personali o frutto di passioni, come scopo per sopravvivere. Abbiamo così potuto sentire storie di personaggi a noi già conosciuti e scoprirne altri.

Anne Frank è forse la figura che tutti noi conosciamo meglio, ma pochi probabilmente sanno che forse non voleva fare la scrittrice, ma sognava un futuro come attrice, ballerina o come pattinatrice sul ghiaccio, viste le riviste che amava leggere durante il periodo in cui è stata costretta a rimanere nascosta “nella casa sul retro”, come la chiamava lei.

Anita Lasker era la nipote di Edward Lasker, noto scacchista, ed era appassionata di violoncello. Cresce consapevole di doversi difendere dai nazisti e, capito che la musica non era la soluzione migliore, si mise a fare la falsaria. Venne catturata e imprigionata nei lager per la sua attività. Ad Aushwitz venne messa con i prigionieri comuni ed ebbe la fortuna di conoscere una signora che, scoperta la sua passione per la musica, la presentò ad Alma Rosé, direttrice d’orchestra nel lager, che le propose di suonare il violoncello nella sua banda. Quest’orchestra veniva costretta a suonare vicino alle camere a gas quando le persone venivano uccise. Quello della musica e delle docce nelle camere a gas era uno stratagemma per non far scatenare il panico tra le persone. Quando il passaggio alle docce toccò ad Alma Rosé, la direttrice chiese all’orchestra di non suonare. Dopo la morte di Alma Rosé l’orchestra venne sciolta, alcune musiciste vennero uccise ed altre, tra cui Anita Lasker, mandate a lavorare e così si salvò. Una volta liberata si trasferì a Londra dove studiò violoncello e fondò la English Chamber Orchestra.

L’ incontro di oggi ci insegna che la storia può essere interpretata anche attraverso gli oggetti e che le passioni, a volte, possono salvarci la vita. La storia di queste due donne ha un epilogo molto diverso. Per me, che amo la musica, la forza di Anita Lasker dimostra che non bisogna mai arrendersi, ma bisogno essere molto forti.

Marzia Marenco

sabato 12 dicembre 2020

Una piaga del mondo di oggi

Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi di un fenomeno che purtroppo è sempre più frequente: il razzismo.

Il razzismo è un’ideologia basata sulla paura del diverso causa il suo aspetto fisico e i suoi usi e costumi. Questa idea è sbagliata perché, come la scienza e la storia ci insegnano, l’essere umano trova le sue origini nel continente africano e, col tempo e le migrazioni, si è adattato ai diversi luoghi del mondo.

Quando parliamo di razzismo pensiamo subito alle persecuzioni antisemite che ci sono state, soprattutto nei confronti degli Ebrei, durante la seconda guerra mondiale (1939 – 1945). Purtroppo però la storia ci insegna che questa piaga accompagna da sempre il nostro cammino su questa terra. Esempio sono la tratta degli schiavi, l’Apartheid (1948 – 1991), lo sterminio degli indiani d’America etc.

Quanto siamo razzisti? Ci avete mai pensato?

In tutto il mondo, non pubblicizzati, tutti i giorni avvengono atti di razzismo, anche in Italia. Uno degli ultimi fatti che mi ha colpito è stato l’assassinio di Willy avvenuto tra il 5 e il 6 settembre vicino a Roma, mentre tornava a casa dal lavoro. Il ragazzo si è fermato per aiutare un amico in difficoltà ed è stato brutalmente picchiato fino alla morte da alcuni soggetti già conosciuti dalle forze dell’ordine per atti di violenza. La sua colpa era il colore della sua pelle.

I ragazzi coinvolti sono alcuni anni più grandi di me e questo mi fa molto riflettere. Purtroppo, benché la scuola ci insegni la parità degli uomini, pare che tanto studio non serva a nulla. Solo noi giovani possiamo combattere e debellare questa piaga, ma dobbiamo impegnarci tutti a fondo. E voi avete mai assistito ad un atto di mancanza di rispetto verso un vostro simile? Non è razzismo solo se fatto verso uno con la pelle di altro colore, ma anche se fatto verso un uomo in difficoltà! Anche già da piccoli, a volte senza esserne consapevoli! Se proviamo a raccontare i piccoli episodi chissà quanti ne escono.

Volete provarci con me?

Da piccoli c’erano dei compagni che non invitavano ai compleanni i compagni di colore o preferivano evitare di toccare i loro quaderni… Siete mai stati testimoni di episodi del genere?

Marzia Marenco

Disagi per l'organizzazione nella scuola

Ormai siamo vicini alla fine di questo anno scolastico, molti studenti e professori come me hanno notato svariate problematiche all’interno ...