martedì 22 febbraio 2022

La strage della Coca-Cola


Ad ogni festa che si rispetti ci sono un paio di bottiglie di Coca-Cola che bisogna affrettarsi a bere perché finiscono in un lampo. Che pizza è senza la mitica bevanda? E cosa ci tiene svegli a scuola se non una buona Coca?

Ma questa bibita non è solo un emblema delle feste e fedele compagna dei nostri pasti, è anche il prodotto dell’azienda più inquinante al mondo. L’indagine dei Brand Audit anche nel 2021, per il quarto anno di fila, ha dichiarato la Coca-Cola l’azienda che reca più danni al nostro pianeta. L’azienda produce infatti 218 miliardi di bottiglie di plastica all’anno che non inquinano solo una volta abbandonate nell’ambiente (nonostante impieghino almeno 450 anni a degradarsi disintegrandosi, nel frattempo, in micro frammenti di plastica che si diffondono ovunque trasportati da animali, venti e correnti marine), ma in ogni fase della produzione. Ma non devo spiegarvi io i danni della plastica per noi e il pianeta, tutti li conosciamo perfettamente e nonostante questo non riusciamo a smettere di utilizzarla.

La Coca-Cola ha sostenuto di utilizzare ancora le bottiglie di plastica perché molti dei suoi clienti le comprano ancora. Siamo noi, dunque, i responsabili della strage della Coca perché i produttori rispondono solo alla domanda dei consumatori. La plastica consente alle aziende di risparmiare, è vero, ma se la vendita delle bottiglie in plastica calasse improvvisamente perché i consumatori, inorriditi dai danni provocati dall’indistruttibile materiale, non volessero più acquistarle le industrie non sarebbero costrette a cercare metodi alternativi per contenere le loro bevande? Questo è il potere del consumatore che spesso ci dimentichiamo di possedere. Lasciamo che siano le aziende a controllare noi dirigendo le nostre scelte, ma la situazione può essere ribaltata, possiamo essere noi a determinare chi avrà successo sul mercato e chi invece fallirà prendendo in mano la situazione sempre più critica.

Chiara Tuberga

STRAPPARE LUNGO I BORDI

È una giornata uggiosa, vi state annoiando e non sapete cosa fare? Bene, abbiamo la soluzione giusta per voi!

Giusto un paio di mesi fa, il fumettista Zerocalcare ha avuto un noto successo con la sua serie “strappare lungo i bordi”

Questa porta sullo schermo un racconto fatto di flashback e aneddoti che vanno dall’infanzia fino ad arrivare ai giorni nostri, seguendo le vicende di Zero, Sarah Secco e Alice, diretti verso qualcosa di incredibilmente difficile.Siamo stati tutti Zero e alcuni di noi lo sono ancora, insicuri, paranoici, indecisi, con poca consapevolezza di sé , con bassa autostima, con scarsa attenzione verso le emozioni degli altri, incapace di comprendere i discorsi astratti però impeccabile nell’aiuto pratico;  siamo Sarah, quando vediamo sempre un lato bello in tutto, quando ancora la speranza in noi non si spegne e ci obblighiamo a vedere il lato vero delle cose. In modo brutale e a volte con una ventata di ottimismo e realismo riportiamo gli amici con i piedi per terra e gli mostriamo che non sono poi così indispensabili per gli altri e che il mondo non è sorretto sulle nostre spalle. Altre volte invece siamo Secco, spensierati, senza preoccupazioni e viviamo la vita così come viene, senza farci prendere dall’ansia. Ed infine, spesso siamo Alice, nascondiamo le nostre debolezze e preoccupazioni agli altri per non farli soffrire, non chiediamo mai aiuto a nessuno e sacrifichiamo la nostra felicità per non scomodare mai gli altri. 

Ci sono troppe ragioni per cui nessuno dovrebbe perdersi Strappare Lungo I Bordi. Possiamo accennare alla durata di solo 15-20 minuti ad episodio oppure alla trama facile e divertente; non mancano poi gag esilaranti o tanti easter egg per veri intenditori; sicuramente è importante l’altalena di emozioni che fa provare ma più di tutte abbiamo le tematiche delicate al XXI secolo che vengono analizzate in modo chiaro e piacevole allo stesso tempo.

Tra i vari e importanti argomenti affrontati c’è senza dubbio il disagio di una generazione che si ritrova a vivere una vita senza senso a causa di un'improvvisa perdita di certezze e anche critiche implicite al patriarcato; si affronta la fragilità psicologica, la violenza contro le donne, l'instabilità lavorativa, il problema del gioco online, il narcisismo e egocentrismo di chi si sente così unico e insostituibile da sentirsi il ​​peso del mondo sulle proprie spalle, gli stereotipi sociali e, infine, la tragedia del suicidio.

Forse gli unici appunti che si potrebbero fare sono proprio al pregio/difetto della durata troppo corta o la trama principale un po’ banale; c’è anche chi non ha apprezzato la parlata romanesca, dovendo attivare i sottotitoli. Ma, grazie alle forti emozioni che la scrittura di Zero Calcare provoca, questa serie è travolgente e arriva a creare quasi una dipendenza, tanto da riuscire a guardarla e terminarla in due ore; perfetta per il Binge watching. L’intero doppiaggio, tranne per l’Armadillo, è realizzato dall’autore, il che la rende ancora più unica. Riesce a presentare in modo impeccabile e ironico la vita frenetica dei Millenials che forse non è poi così diversa dalla nostra da GenZ.

Per tutti questi motivi possiamo assolutamente promettere che questa serie meriti tutto l’hype che ha ricevuto in questi mesi.



Camilla Somale e Alessia Di Rosa 


martedì 15 febbraio 2022

Valorizzare le ferite

Cari lettori,

Oggi continua il nostro viaggio e questa volta siamo diretti in Oriente, più precisamente a

Kyoto dove abbiamo incontrato il grande maestro Hiroki Kiyokawa. Hiroki Kiyokawa è un

grande maestro e artigiano di Kintsugi.

L’abbiamo conosciuto grazie ad una trasmissione televisiva nella quale mostra la sapienza,

la cura del dettaglio, l’amore e la passione per quest’arte. Con il termine “Kintsugi”, che in

italiano si traduce letteralmente in “riparazione con l’oro”, si intende una tecnica giapponese

per riparare oggetti in ceramica. All'interno di questa arte, le fratture non vengono solo

lasciate visibili, ma addirittura evidenziate e valorizzate con l’aggiunta di polvere d'oro, al fine

di creare un nuovo oggetto. Ma adesso lasciamo la parola al maestro!

NOI: こんにちは (Konnichiwa) maestro Hiroki Kiyokawa, è un piacere fare la sua

conoscenza. Grazie per aver accettato di incontrarci, oggi se le va vorremmo parlare della

sua arte.

IL MAESTRO: Grazie a voi per esservi interessate al Kintsugi, per me è un piacere fare

conoscere anche in Occidente quella che per noi è un’antica tradizione.

NOI: A proposito, ci potrebbe spiegare le origini di questa tecnica?

IL MAESTRO: Siamo in Giappone nel XV secolo, quando Ashikaga Yoshimasa, un

importante dittatore militare, ruppe la sua tazza preferita e la mandò a riparare. Dobbiamo

ricordare che a quel tempo si praticavano rudimentali tecniche di riparazione degli oggetti

rotti che si ricostruivano tramite l’uso di legature di metallo che risultavano molto poco

estetiche. Quando la famosa tazza tornò tra le mani dello shogun non fu per niente

soddisfatto e la mandò nuovamente a far restaurare da alcuni artigiani giapponesi, i quali

ricomposero la ceramica pezzo per pezzo grazie alla lacca Urish, una resina di una pianta

arricchita con polvere d’oro. Da qui l’arte dello Kintsugi, che, invece di liberarsi dei cocci rotti,

ne esalta la riparazione con i metalli preziosi.

NOI: È proprio questo che ci ha incuriosito: la grande attenzione che viene data alla

riparazione, che sembra nascondere anche un significato più profondo.

IL MAESTRO: Avete proprio ragione! In Oriente molte azioni vengono spesso compiute con

una valenza maggiore della semplice utilità pratica. Questa tecnica è associata alla

resilienza, ovvero alla capacità di rialzarsi dopo un brutto periodo, migliori di prima.

NOI: In Occidente quando si rompe un oggetto per ripararlo usiamo solitamente la colla

trasparente, in modo da nascondere le linee di rottura, è interessante notare come invece la

tecnica del Kintsugi valorizzi le crepe con il metallo prezioso.

IL MAESTRO: Solitamente l’uomo tende a nascondere le sue ferite perché sono sinonimo

di fragilità e dolore, mentre questa tecnica mette a nudo le imperfezioni e la frammentazione,

scoprendone anche dei risvolti inaspettati. Infatti quando ci sentiamo più soli e annientati che

mai siamo spinti a mettere in atto ed utilizzare capacità che non pensavamo nemmeno di 

avere. il concetto di vulnerabilità può non essere dunque solo visto con un'accezione

negativa, ma al contrario dalle ferite possono sgorgare ideali, emozioni e valori e può anche

entrarvi inaspettatamente la vita, attraverso la volontà di rinascita che parte proprio dalle

ferite che ci sono state inflitte. Una volta aggiustata la nostra tazza e dato valore alla rottura,

sarà come se fossimo riusciti a mettere a posto la sofferenza patita, perché a quel punto

sarà già passata.

NOI: Quindi questa arte ci fa comprendere che le ferite non sono sempre evidenti, ma

colpiscono anche l’animo di ognuno di noi e che non è necessario nasconderle.

IL MAESTRO: Sì, care avete colto perfettamente l’essenza di questa arte che allo stesso

tempo è anche una filosofia di vita. Quello che il Kintsugi insegna è dare importanza alla

nostra unicità, alle nostre imperfezioni, a non nascondere le ferite ma a partire da esse per

reinventarci. Tutto sta a noi e a come riusciamo ad accettare i problemi che si presentano

nella vita con l’opportunità di crescere.

Ringraziamo molto il maestro per le sue illuminanti parole.

Pensiamo che seguendo la sua lezione ognuno di noi possa essere capace di raccogliere i

“cocci” della propria vita e ripararla, il risultato sarà qualcosa di prezioso e unico!


Arianna Lovera e Anna Paruzza


Buongiorno a tutti e bentornati, dopo una lunga pausa, a una nuova puntata della nostra piccola, ma importante rubrica dedicata ai prof.

Pensavate che fosse tutto quanto finito, vero?

E invece no… Abbiamo ancora tante, ma tantissime cose, curiosità e aneddoti ancora da scoprire su quelle persone così autoritarie che vediamo la maggior parte del tempo dietro una cattedra, che ascoltiamo spiegare pagine e pagine di letteratura, storia, … 

Perché, in fin dei conti, ognuno di noi un tempo (che sia prossimo o più lontano) è stato bambino e sicuramente un qualcosa di quell’inguaribile Peter Pan è rimasto in noi.

Quindi, bando alle ciance e ciancio alle bande, passiamo direttamente, concretamente i fatti e lasciamo che un nostro caro professore parli direttamente di sé.



Buongiorno prof, prima di tutto la ringrazio per la sua incredibile disponibilità … Partirei subito con le domande e, quindi, potrebbe raccontarmi qualche immagine della sua infanzia?

- Della mia infanzia ricordo l'acqua alta di Chioggia (Venezia), un’acqua talmente alta che  spesso dovevano portarmi a scuola in braccio perché ero troppo bassa e rischiavo davvero di affogare. A pensarci bene, tutti i miei ricordi sono legati al mare, ai temporali invernali e alle alte onde dell'Atlantico specialmente quando andavo a trovare la mia famiglia materna.

Beh, di certo un’infanzia particolarmente movimentata … e per quanto riguarda i suoi sogni, cosa avrebbe voluto diventare da grande?


- Da bambina avevo tanti sogni … ma, di certo, l'idea più originale su cosa avrei voluto fare da grande era " l'assistente di volo sulle astronavi" … Ovvio, se negli anni settanta si viaggiava in aereo, ero sicura al 100% del fatto che negli anni '90 sicuramente saremmo stati in grado di andare su Marte!! E quindi questa mi sembra l’alternativa più giusta per me … anche perché non potevo fare il pilota o l'astronauta, non era considerato un vero e proprio lavoro da donne (questo era il mio pensiero dato l’essere cresciuta in una famiglia molto conservatrice). 

Crescendo si imparano sicuramente cose nuove … e lei ha scelto di restare in questo ambiente e continuare a lavorare in ambito scolastico. Quindi, la domanda è, cosa ha significato la scuola per lei?

- A dir la verità, anche a causa dei numerosi trasferimenti per lavoro di mio padre, per me la scuola è sempre stata un po’ un purgatorio. Cerco di spiegarmi meglio … mio padre era un militare e devo dire che, come bambina, non è mai stato facile cambiare continuamente città, compagni e insegnanti, specialmente poi nel periodo dell’adolescenza. Ma ho imparato che la cosa più importante è cercare sempre di sapersi mettere in gioco, sia per quanto riguarda lo studio sia per la socializzazione. Comunque, ritornando al nostro discorso, non ero bravissima ma mi piaceva molto studiare, mi piacevano tutte le materie, anche se negli ultimi due anni di superiori ho avuto molte difficoltà con la matematica (questo è un grande indizio... non insegno materie scientifiche!!!) . Paradossalmente devo dire che, alla fin fine, è stata molto più semplice l'Università del Liceo. 

Oggi noi ci rivolgiamo a lei in modo formale … ma ha mai avuto qualche soprannome particolare?

- Il soprannome… quanti ricordi … ne ho avuto tanti tanti… ma, forse, quello che mi faceva sorridere di più è stato "Olivia" (quella di Braccio di Ferro per intenderci) perché, quando ero più piccolino, ero magra magra e questo contrastava con i miei piedi enormi... e poi si sa, l'autoironia è sempre stato il mio forte !!

E come pensa che la vedano oggi gli altri? E in particolare, come pensa che la vedano i suoi studenti?

- Credo di risultare estroversa e altruista. E adesso arriva la parte tosta … Come mi vedono i miei alunni? Non lo so, bisognerebbe chiederlo a loro. Sono sicura però che i miei amici mi vedano come una persona decisa, forte e con un grande spirito di sacrificio, chi non mi conosce spesso mi considera una persona superficiale.

E adesso ultima domanda ma non per importanza … se potesse rinascere in qualche modo, come sarebbe?

- Se dovessi rinascere... sarei mamma e insegnante.... ma vivrei sicuramente in una capanna in riva al mare!



E con questo passo e chiudo, miei cari lettori … avete mica capito di chi stiamo parlando?

Beh … il nostro/ la nostra prof misteriosa pensa di aver dato anche troppi indizi, soprattutto a quegli alunni che la incontrano ogni giorno.

Adesso aguzzate l’ingegno e … alla prossima!




Ballestra Marianna


martedì 21 dicembre 2021

Colori in classe

 



Durante il mese appena trascorso abbiamo inviato un sondaggio a tutti gli studenti del nostro istituto e sono stati 361 a rispondere! Ci siamo chieste quali fossero le idee degli studenti riguardo alla proposta dei nuovi rappresentanti di istituto di ridipingere le aule scolastiche. La risposta è stata piuttosto chiara: quasi l’80% ha risposto affermativamente alla domanda “Pensi che una scuola più colorata aiuterebbe a renderla migliore?”. I colori infatti stimolano la mente e influenzano l'umore tanto che spesso negli uffici e nelle industrie si è data molta importanza ai colori scelti per dipingere le pareti. 


Ma quali sono al momento i colori del liceo Edmondo De Amicis e quali di questi sono più spesso associati da noi studenti al periodo trascorso in classe? La prima domanda che abbiamo proposto chiedeva appunto di indicare il colore che ci veniva in mente pensando alla scuola. Il più votato è stato il grigio con il 19,1% dei voti, seguito a una certa distanza dal beige con il 14,4%. e dall’azzurro con il 12%. Gli altri colori proposti (tra cui il giallo, il rosa, il rosso…) sono stati scelti da meno del 10% degli studenti.



Quando si è trattato di scegliere il colore per ridipingere le pareti della propria aula, invece, le risposte sono state molto più varie. E’ stata, inoltre, data la possibilità di scegliere più di un solo colore. Il più votato è stato l’azzurro con il 46% dei voti, quasi la metà della scuola! Molto apprezzati anche il beige (28,2%) e il bianco (25,1%) subito seguiti dal verde che ha ottenuto il 24,5%. Tra il venti e il dieci per cento seguono, in ordine di preferenza, il giallo, il blu, il rosa, l'arancione, il viola e il rosso: un vero e proprio arcobaleno di scelte! I meno votati sono stati il nero, il grigio e il marrone, scartati dalla maggior parte degli studenti.


Secondo ricerche esterne alla nostra scuola i colori migliori per un ambiente di studio sono principalmente sette. Prima di tutto viene il bianco, che stimola la concentrazione, ma sono perfetti anche il giallo e il rosso, che danno energia. Sono considerati colori rilassanti il blu e il verde mentre l’arancione dà serenità. Infine il viola calma il dolore alla testa e aumenta la quantità di lavoro che riusciamo a compiere.


Abbiamo, quindi, l’imbarazzo della scelta e molte idee che nella loro varietà daranno più colore e vitalità alla scuola.


Marzia Marenco e Chiara Tuberga

Lettera ai professori

Cari professori,

Come state vivendo il ritorno in presenza? Beh noi non molto bene, anzi è da settembre che sogniamo l'arrivo delle vacanze. Quest’anno la mole di studio è aumentata di molto e noi, soprattutto dopo due anni in didattica a distanza, stiamo faticando a tenere il passo: molti di noi faticano a ritagliarsi del tempo per sé, seguire delle attività extra-scolastiche e spesso ci ritroviamo a studiare anche fino a tardi. Capite bene che abbiamo dai 14 ai 19 anni, siamo ragazzi pieni di energia e voglia di fare e già per troppo tempo siamo dovuti rimanere chiusi in casa e adesso che finalmente potremmo uscire siamo nuovamente serrati nelle nostre abitazioni per colpa della montagna di interrogazioni orali e scritte che dobbiamo affrontare. 

Passiamo interi pomeriggi e sere attaccati a dei libri, ma in verità vorremmo poter uscire anche solo per un’ora con i nostri coetanei per poter staccare la spina. Ciò non è possibile se voi non provate a venirci incontro: non stiamo chiedendo di non darci più compiti, ma semplicemente di alleggerire il carico di studio.

In più si parla sempre di salute fisica tralasciando quella mentale: dopo il lockdown sempre più studenti devono affrontare problemi psicologici anche molto gravi e il grande numero di verifiche ed interrogazioni non aiuta. Abbiamo paura, abbiamo ansia, siamo insicuri e non crediamo in noi stessi e nelle nostre capacità. Ci sentiamo stupidi, piangiamo, abbiamo attacchi di panico perché sempre di più ci sentiamo schiacciati e impotenti. E qui rientrate di nuovo in gioco voi: passiamo sei ore della giornata a scuola dove il nostro cervello deve contenere migliaia di informazioni e deve resistere alla pressione causata da interrogazioni e verifiche; per di più quando torniamo a casa dobbiamo rimanere per altre ore seduti a una scrivania per prepararci ai giorni avvenire per poi ripetere tutto da capo.

Questa lettera non deve essere presa come un’accusa ma è semplicemente una richiesta di aiuto: spesso abbiamo cercato di attirare la vostra attenzione in merito senza però ottenere risultati concreti.

Vi chiediamo quindi stavolta di ascoltarci perché un mondo in cui gli studenti vivono più serenamente è un mondo in cui essi possono apprendere meglio e sentirsi parte di una società accogliente.

Fiduciosi della vostra collaborazione

Un gruppo di studenti del liceo De Amicis


lunedì 13 dicembre 2021

Ddl Zan: un'occasione mancata

Il ddl Zan era una legge attesa con ansia da molti, ma è ormai caduta in un buco nero. Come è potuto accadere?

Beh prima di tutto guardiamo più nello specifico di cosa tratta esattamente: essa è un’estensione di leggi già esistenti a cui si aggiungerebbero delle aggravanti per reati di omotransfobia, genere, disabilità e sesso. In più si creerebbe un organo dell’Istat al fine di monitorare le aggressioni omotransfobiche poiché finora esse sono state messe in rilievo solamente dalle associazioni che però non riescono a contarle effettivamente tutte, infine si istituirebbe una giornata contro l’omotransfobia, già esistente in gran parte del mondo.

Quindi essa non è una legge liberticida, ma serve semplicemente a riconoscere un problema presente nel nostro paese, anche perché fosse stata priva dei requisiti fondamentali di costituzionalità il Presidente della Repubblica Mattarella non l’avrebbe firmata e sarebbe stata bloccata dalla corte costituzionale. Infatti ciò non avviene e il 4 novembre 2020 il Ddl Zan viene approvato alla camera dei deputati con 295 voti a favore e 193 contro, successivamente arriva in Senato dopo una già prima mediazione con il centro destra. Mediazione che effettivamente c’è stata anche se la destra continuava a negare il fatto. Tutto sembra andare per il verso giusto (anche se con qualche dubbio da parte di qualcuno) ma alla fine il 27 ottobre 2021, vedendo la maggioranza in bilico, il centro destra si avvale dell’articolo 96 del regolamento del senato che dice che il senato può votare per non discutere la legge, così viene fatto e il Senato approva la manovra. Il Ddl Zan è affossato.


I latini avevano un detto: alea iacta est, il dado è tratto. Impossibile credere che coloro che hanno affossato il Decreto Zan abbiano potuto pensare ad una frase tanto filosofica e profonda, ma credo che anche a loro sia venuto in mente un concetto simile, qualcosa che risuona pericolosamente come uno schiaffo dato ad una mano tesa, uno scarpone che calpesta i diritti di coloro che ogni giorno devono nascondersi e temere le opinioni e gli atti altrui. Eppure, non è andata così. Eppure, esistendo il marcio deve essere possibile anche trovare qualcosa di buono in questo mondo. E così è stato. 

Il 27 ottobre è stato affossato il Ddl Zan, disegno di legge venduto come inutile emendamento contro gli atti di omotransfobia, ma che era in realtà volto a proteggere da comportamenti omofobi, razzisti, misogini e discriminazioni di disabili. Questa nota di sensibilità, però, sembra non aver raggiunto le menti di tutti coloro che dovrebbero essere i nostri rappresentanti. 

La risposta dell'Italia è arrivata il giorno stesso e in quelli subito dopo. Milano, Roma, Alessandria, Catania, Parma (in due date differenti), Cala Gonone, Brindisi, Salerno, Viterbo, Modica, Teramo, Caltanissetta, Verbania, Chieti, Arezzo, Cuneo e ancora Bruxelles, varie città della Francia e altre spagnole. 

Ovunque vi è ancora oggi gente che protesta, ripetendo lo slogan "Vergogna, non affronterete le nostre voci!".

Non solo il popolo ha fatto sentire le proprie voci nelle piazze contro l’affossamento del decreto di legge, bensì anche numerose celebrità hanno espresso il loro disappunto al riguardo. 

Per esempio vi è stato l’intervento della cantante Gaia, ospite a Verissimo che ha espresso la sua idea riguardo l’accaduto con le lacrime agli occhi. Secondo la cantante essa è una legge volta a proteggere gli invisibili, chi non viene ascoltato, considerato e addirittura maltrattato e con l’affossamento “ricevono un altro schiaffo morale di non considerazione e di poca empatia”. Gaia ribadisce inoltre che questo decreto di legge dovrebbe proteggere le persone e comprende diritti umani che dovrebbero essere nostri già fin dalla nascita; ognuno deve essere libero e poter essere la versione migliore di se stesso. Per questo questa legge è così importante. Ma nonostante l’accaduto afferma che non si deve mai perdere la speranza, che non bisogna demordere e conclude il discorso con questa frase ”Tutto ciò che è bene e amore trionfa sempre”.

Inoltre un altro discorso significativo è stato quello fatto dalla cantante Emma Marrone nella prima puntata del famoso talent show X-Factor: "Le immagini dal Senato, i cori da stadio, oltre che imbarazzanti, hanno scritto una tristissima pagina per questo Paese. Credo di poter parlare a nome di un programma e una produzione che da sempre si battono contro ogni discriminazione". Tristi e toccanti sono le parole della cantante che ci mette davanti agli occhi la triste verità del nostro paese, un paese sempre più retrogrado che invece di fare un passo avanti, sta tornando molto indietro.

Infatti questi mille passi indietro abbiamo avuto modo di vederli nella precedente discussione del Ddl Zan fatta in Senato nel mese di Luglio del 2021, interventi devo dire molto fantasiosi non basati da fatti concreti, bensì sulle loro convinzioni infondate. Tra le più divertenti abbiamo la frase di un senatore della Lega il quale constata che il genere neutro serve per vendere più facilmente gli smalti agli uomini, per poi passare a “Chi l’ha detto che le persone non etero subiscano più violenze? Dove sta scritto?”, frase molto contraddittoria visto che a parlare sono i numerosi casi di cronaca che arrivano ogni giorno da tutta Italia.

In seguito abbiamo un'altra citazione alquanto assurda da un componente di Forza Italia che sostiene che la prosecuzione di questo disegno di legge abbia gli stessi sintomi della caduta dell’Impero romano; infine per concludere in bellezza abbiamo la frase di un altro senatore leghista che ricordando la reazione di un giocatore azzurro dopo la vittoria della nazionale italiana europea e collegandosi alle famiglie arcobaleno afferma “Ha telefonato la mamma, non il genitore 1 o il genitore 2”

Ma cosa possiamo fare noi in questa situazione? Come dice la cantante Lady Gaga, "Voi della comunità LGBTQ+, siete i più coraggiosi, siete i più gentili, siete un'ispirazione", proprio per questo non bisogna demordere o perdere la speranza, bensì bisogna continuare a lottare per questa forte ingiustizia che le persone rainbow devono subire ogni giorno sulla propria pelle.


Elisa Chiapale


Disagi per l'organizzazione nella scuola

Ormai siamo vicini alla fine di questo anno scolastico, molti studenti e professori come me hanno notato svariate problematiche all’interno ...